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Angelica Festival: John Tilbury

Posted By Zelda T. On 18/05/2011 @ 10:58 In Concerto | 3 Comments

[1]Angelica Festival [2] compie 21 anni nel 2011 e ancora una volta, con una programmazione che si estende lungo l‘arco del suo classico “momento maggio”, diversifica le sue proposte con una programmazione articolata, ricchissima in cui si parla e ascolta musica  legata, in certo senso, ad alcune linee guida: il significato del fare oggi musica di ricerca intesa anche come motivo di trasformazione sociale e, soprattutto, la necessità per il festival di saper cogliere i segnali delle trasformazioni della creatività musicale.

All’insegna di una “diversità” che l’ha sempre caratterizzata,  Angelica dà ancora una volta la possibilità di porsi domande, di ascoltare voci creative e immaginifiche, le sole in grado di fornire “chiavi nuove” o  “nuove complicazioni” come è successo in uno dei primi concerti di apertura del festival: l’opera di John Tilbury [3], cui ho assistito e su cui ci soffermeremo, e che mi ha fortemente emozionato insieme alla conferenza di presentazione del volume che lui stesso stesso ha dedicato a Cornelius Cardew [4]. In un affollato teatro S. Leonardo, Tilbury ha presentato “Cascando”, opera radiofonica su testo di Samuel Beckett del 1962 e se, come ha sottolineato, aggiungere musica agli scritti di Beckett (data la loro già intensa musicalità) può apparire esercizio superfluo, in realtà la musica è apparsa fattore imprescindibile, stabilizzante, unificando le diverse qualità del testo: una musica pensierosa che non  si è fatta scalfire dalla concitazione  o dall’angoscia espressa nelle parole, nelle frasi registrate dallo stesso Tilbury.

É il Tilbury del raffinato controllo del timbro all’interno di una dinamica che raramente esce dal pianissimo, musiche che scaturiscono non da precisi riferimenti stilistici ma dalla tensione verso un’idea  e da una profonda interiorità: suoni puri, come gocce precise, schegge percussive delicatissime, sussulti inattesi, sottili contrasti dinamici, il rapporto tra poche note che si anima progressivamente , malinconico. Emozionante!

[5]Non a caso Tilbury è considerato uno dei maggiori interpreti delle musiche di Morton Feldman [6] anche se è comunque Cardew la figura di riferimento, una vera e propria “ossessione” come lui stesso l’ha definita  alla presentazione del volume (cui ha lavorato per 20 anni) “A life unfinished” chiaro riferimento alla prematura scomparsa di Cardew in un incidente  di cui non sono mai state chiarite le cause. Tilbury ha sottolineato come Cardew rimane ancora oggi maestro indiscusso della scena musicale  inglese  che ha attraversato pressoché l’intero spettro della musica dagli anni 50 al 1981 anno della sua morte. Fondatore di gruppi “storici” quali AMM una formazione  assolutamente sui generis a metà strada tra suggestioni colte e linguaggio improvvisativo, ensemble in costante mutazione  per la quale più che di musica si potrebbe parlare di una sorta di “metafisica del suono”  così come per la Scratch Orchestra  altro gruppo straordinario (Tilbury ha collaborato ad  entrambi) che ha incarnato e rappresentato al meglio l’utopia sociale e musicale di Cardew e di quell’area di compositori, musicisti e non, che dalla meta’ degli anni 60 si impegnarono nella critica e nella pratica di attività “meta-musicali” basate sull’approfondita analisi e sperimentazione del suono e sulla sua percezione estetica sociale e politica.

Nel caso di Cardew, scelte (soprattutto nella estrema e radicale deriva politica) scarsamente comprese: il compositore aveva sposato la causa marxista leninista con inevitabili conseguenze sulle scelte musicali sempre più orientate verso musiche “accessibili” a tutti; come non ricordare il suo libro “Stockahausen Serves Imperialism” scritto nel 74 dopo esserne stato  assistente per alcuni anni a Colonia; scelte  appunto anche aspramente criticate, come Tilbury ha ricordato, ma  scelte quantomai inevitabili, anzi, forse le uniche possibili per l’utopista Cardew. Ed è proprio con Cardew che Tilbury ha condiviso per lungo tempo entusiasmi e scelte ideali: sodalizio artistico e umano tra i più solidi come testimoniato con passione nel volume  presentato, da cui si ricava oltremodo come la storia della musica contemporanea sia legata, per tanti versi, all’esistenza di uno sparuto numero di esecutori che ad essa hanno dedicato tutte le loro energie.

Tilbury incarna appunto questa capacità di adesione totale di un interprete alle musiche che entrano a far parte del suo repertorio che come ebbe a dire in più di una occasione “vorrei sempre più limitato”. Tilbury con straordinaria tenacia ci invita a scoprire ancora la natura del suono, lo lascia decantare, ne svela le qualità conturbanti. Straordinario!

ANGELICA Festival, concerto di J. Tilbury e Wada Leo Smith
Bologna, Teatro San Leonardo, 07/05/2011
www.aaa-angelica.com [7]


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[3] John Tilbury: http://incalcando.com/tilbury/

[4] Cornelius Cardew: http://www.composer.co.uk/composers/cardew.html

[5] Image: http://www.musicaelettronica.it/wp-content/uploads/2011/05/John-Tilbury.jpg

[6] Morton Feldman: http://www.cnvill.net/mfhome.htm

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