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Il Grado Zero della musica elettronica: Di Scipio/Gabola
Posted By Andrea Arcella On 12/04/2011 @ 11:16 In Concerto | 1 Comment
[1]Il 16 dicembre dello scorso anno ho avuto il piacere di assistere al concerto “UP SET” di Agostino Di Scipio [2] (live electronics) e Mario Gabola [3] (live electronics e sax) alla libreria Perditempo di Napoli. Descrivere un concerto di musica elettronica è sempre cosa ardua ma fortunatamente potete farvi personalmente un’idea dalla registrazione [4] che ho messo online per gentile concessione del duo.
Chi conosce Di Scipio sa, oltre che delle sue doti di compositore, anche della sua grande esperienza nel campo dell’informatica musicale. Le più importanti riviste di settore hanno pubblicato i suoi articoli, nei quali compaiono anche formulazioni di nuove tecniche digitali di sintesi del suono. A dispetto della riconosciuta competenza di Di Scipio in questo settore, le tecniche di generazione/elaborazione digitale del suono sono completamente assenti in questo live.
[5]Il suo “set” è un assemblaggio auto costruito di circuiti analogici smontati da amplificatori per chitarra a cui si aggiungono microfoni piezoelettrici ed una pletora di piccoli oggetti appoggiati all’interno dei woofer collegati alla circuiteria. Il setup strumentale di Di Scipio ci consente di fare una prima osservazione sull’estetica del compositore: gli amplificatori per chitarra elettrica rappresentano un oggetto di culto per le giovani generazioni di rocker (si pensi al mito dei Fender); come tanti miti giovanili anche questo è stato assimilato dall’industria che ha costruito su questi strumenti un mercato redditizio, trasformando l’amplificatore in un oggetto di consumo. L’atto di decostruzione e successivo riutilizzo di parti dell’amplificatore operato da Di Scipio rappresenta uno dei cardini dell’estetica del compositore che ha come punto fermo il riappropriarsi delle tecnologie mainstream al fine di piegarle alle proprie esigenze espressive. Questo atteggiamento implica una dura (seppur implicita) critica al sistema di produzione capitalistico.
[6]Il sassofonista Mario Gabola ha utilizzato un setup elettronico simile a quello già descritto a cui si aggiungono il sax, un tom di batteria, microfoni dinamici e un lettore mp3. Entrambi i musicisti usano il feedback positivo come tecnica prevalente di generazione e manipolazione del suono. Ma, come spesso capita, le parole nascondono più di ciò che rivelano e quindi è il caso di soffermarsi sull’uso del feedback. Certo è possibile ridurlo a rango di tecnica di generazione sonora, ma è tutto qui? Probabilmente no. Feedback vuol dire far rientrare più volte un segnale all’interno di un sistema in modo che si sommi a se stesso. Se la quota di segnale che rientra in ingresso è abbastanza grande il sistema stesso diventa instabile.
I due musicisti giocano con l’elettronica in questo modo: usano la circuiteria ai limiti della stabilità indagando il risultato sonoro che si ottiene in quella regione di funzionamento.
Un segnale o un segno…..
Un frammento di comunicazione che viene amplificato, esagerato, fino a mostrare i suoi dettagli più intimi come se fosse messo sotto la lente di un microscopio grottesco maneggiato da Gargantua. E’ proprio questo che si ritrova nella musica del duo: un’esplosione di senso, un condurre al limite i significati dei segnali che ci circondano, della nostra sonosfera. Gli interventi di composizione istantanea di Gabola viaggiano in maniera più controllata: le labbra sono strette sull’ancia come a voler emettere un suono acuto ma il flusso d’aria viene in parte deviato all’esterno in modo che il suono risultante sia un “soffio” che a tratti viene leggermente colorato da deboli suoni acuti emessi dal sassofono. La sensazione che ne deriva è che lo strumentista stia cercando in fase di esecuzione il suono adatto, come una sorta di improvvisazione che non sia “sulle note”, cioè melodica, ma di natura timbrica. L’utilizzo del tom come strumento di esplorazione del feedback anziché come elemento percussivo completa la decostruzione organologica operata dal duo.
Si comprenderà ora il titolo del mio intervento: una musica elettronica in cui tutte le sofisticate architetture tecnologiche degli ultimi trenta anni vengono messe da parte per ritornare alla manipolazione analogica diretta di un fenomeno basilare: lo scorrere di elettroni dai diffusori agli amplificatori e viceversa. La bellezza dell’intervento musicale del duo sta in questo: nell’aver caricato di significato quello che in fondo è solo un fenomeno fisico.
UpSet - impro/live per catene elettroacustiche autocostruite e feedback
Napoli, Libreria Perditempo, 16/12/2011
www.sedicitonnellate.com [7]
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[2] Agostino Di Scipio: http://xoomer.virgilio.it/adiscipi/biocorta.htm
[3] Mario Gabola: http://www.myspace.com/aspirale
[4] registrazione: http://www.mixcloud.com/sedicitonnellate/agostino-di-scipio-mario-gabola-upset-liveset/
[5] Image: http://www.musicaelettronica.it/wp-content/uploads/2011/04/DiScipio1.jpg
[6] Image: http://www.musicaelettronica.it/wp-content/uploads/2011/04/Mario-Gabola-Sax.jpg
[7] www.sedicitonnellate.com: http://www.sedicitonnellate.com/2010/12/agostino-di-scipio-live-napoli.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+SediciTonnellateBlog+%28Sedici+Tonnellate+Blog%29&utm_content=FaceBook
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