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“Deluge en Decembre” al GMVL di Lione

Si è tenuta lo scorso Dicembre a Lione una manifestazione di grande interesse per il mondo della musica elettroacustica, che ha coinvolto più di 20 artisti del suono provenienti da tutta Europa. “Deluge en Decembre” ha proposto al pubblico una serie di concerti e installazioni sonore fruibili all’interno di villa Gillet, la sede del Groupe Musiques Vivantes de Lyon.

La villa è stata letteralmente invasa da un pubblico molto eterogeneo, chiaramente alla ricerca di nuovi suoni e nuove musiche del tutto estranee al trionfo del mainstream che proprio in quel periodo, sempre a Lione, invadeva lo spazio cittadino. Erano infatti i giorni della celebre “fete des lumieres”, uno di quegli eventi che attirano centinaia di migliaia di turisti dell’arte ogni anno. C’era anche chi azzardava cifre vicine al milione di visitatori.

Al di là di questi grandi numeri, il “Diluvio” di Dicembre a cura del “Groupe de Musique Vivantes” diretto da Bernard Fort è stata una iniziativa di successo perchè ha raccolto un pubblico numeroso quanto attento, e perchè ha mostrato di saper riunire negli stessi spazi la comunità dei compositori con quella degli ascoltatori. Da un lato, infatti, ci sono stati incontri di carattere scientifico e divulgativo rivolti agli ospiti internazionali (tra cui chi vi scrive) e dall’altro serate dense di concerti, dove è stato possibile fruire in maniera ottimale di musica acusmatica e soundscapes. Gli spazi di villa Gillet si sono rivelati anche un curioso labirinto dove perdersi tra le tante installazioni sonore progettate all’interno e all’esterno del gruppo di ricerca lionese.

Il GMVL non è soltanto un luogo di fruizione e produzione della nuova musica: il gruppo di lavoro infatti è composto anche da compositori interessati alla didattica per bambini, che si avvalgono di tecniche e strumentazioni tipiche del musicista elettronico.

E’ il caso di Marc Favre e di Carole de Haut-Darwiche. Particolarmente interessante a mio avviso è un progetto realizzato da questi compositori nei vicini villaggi delle Alpi, dove i bambini hanno registrato (insieme agli insegnanti) le voci dei loro genitori e dei loro parenti per raccontare la vita della propria comunità attraverso i suoni. I bambini sono stati coinvolti attivamente anche nel montaggio del materiale audio, e hanno ricevuto i CD con le loro prime”composizioni” . La didattica della musica, l’educazione all’ascolto e alla creatività si fondono in uno storytelling che attraversa le generazioni e di fatto prepara gli ascoltatori di domani.

I concerti del “Deluge en Decembre” si sono concentrati nel territorio in continua evoluzione del paesaggio sonoro. Approcci molto diversi, dal virtuosismo acusmatico di Apostolos Loufopoulos alle risposte a Penderecki di Lionel Marchetti con il suo “Psalmus”. Curiosa la performance intitolata “Comprendre” di Mathieu Valette, interamente realizzata con la voce, un microfono dinamico e qualche semplice manipolazione del segnale. Nonostante il minimalismo dell’allestimento e il testo volutamente “incomprensibile”, il performer ha letteralmente ipnotizzato l’uditorio anche grazie a tecniche vocali molto vicine al genere “beat box”. La musica di ricerca si rivolge in questo caso alla musica di strada per continuare a indagare le infinite possibilità della voce umana e della microfonazione.

Tra le installazioni, tutte di alto profilo, segnalo quella del giovane compositore inglese Adam Matthew Hart: di sicuro necessita di ulteriori approfondimenti tecnici e di un rapporto meno enigmatico con l’ambiente, ma l’ambizione è quella di violare la linearità delle forme compositive, soprattutto di quelle basate sul campionamento. La patch di Pure Data messa a punto da Hart rielabora un segnale audio catturato nell’ambiente e crea una composizione i cui caratteri formali sono generati continuamente dalla tipologia spettrale dei suoni rilevati.

* [ Report pubblicato nell'ambito del progetto di partenariato Grundtvig "LISTENING CITIES" coordinato da Tempo Reale, Firenze ]

Commenti:

  • sempre belle cose dal compositore francese Bernard Fort. Non solo la sua musica ma spazio e apertura al mondo sonoro







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