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Musica: il garage, il salotto e la cucina

Posted By Francesco Giomi On 12/04/2012 @ 14:55 In Festival | 4 Comments

[1]La cucina, nel senso più alto del termine, è una delle maggiori espressioni di una cultura. E’ un fatto acquisito ed è anche la premessa di questo testo. Reduce da un periodo a Parigi ho avuto modo di ascoltare diversi concerti nell’ambito del Festival Présences Électronique, organizzato dall’INA-GRM ma anche un concerto finale del famoso Atelier per giovani compositori tenuto all’Ircam, il grande centro francese di informatica musicale.

Présences Électronique è divenuto in questi anni un punto di riferimento per la musica elettronica sperimentale ed accoglie artisti di varia provenienza geografica e linguistica, accostandoli in maniera informativa, democratica e non tematica. Si ascoltano insieme opere acusmatiche (sia del repertorio che appena composte) e performance dal vivo di musicisti della nuova scena elettronica, provenienti tanto del mainstream commerciale quanto da esperienze più innovative.

Non senza delusione molti musicisti di Présences (per esempio il norvegese Deathprod, i franco-canadesi Laporte e Thigpen, la tedesca AGF [2] ma anche altri) hanno fatto ascoltare esperienze sonore quasi sempre riconducibili a un linguaggio drone-oriented, incapaci di creare un rapporto tra gesto visivo e corrispettivo sonoro, dietro i loro laptop o i loro strumenti autocostruiti: un suono senza drammaturgia, senza contrasti, senza una logica compositiva. Esperienze che sono interessanti solo in qualche istante ma che ritengo riconducibili ad attività da “garage”, ovvero veri e propri “fatti privati” il cui limite è proprio la presentazione pubblica.

[3]Dall’altra parte, nel loro genere anche i famosi corsi annuali dell’Ircam sono un punto di riferimento per molti giovanissimi compositori che vogliano accostarsi al mondo professionale dell’elettronica dal vivo.  I concerti finali dovrebbero quindi rappresentare uno spaccato su quanto di più coraggioso e sorprendente possa dire oggi la musica strumentale con elettronica. Qui scenicamente è tutto piuttosto chiaro: un esecutore interpreta una partitura e il compositore (con o senza assistente) gestisce la rielaborazione elettronica seguendo una precisa strutturazione scritta e spesso organizzata in “cues” ovvero momenti di entrata/uscita delle trasformazioni. Il risultato è quasi sempre scontato, paragonabile a quello che si otterrebbe con un uso “effettistico” dei così detti pedali chitarristici; ma soprattutto c’è uno scollamento evidente e strutturale tra scrittura strumentale e parte elettronica. Entrambe ripercorrono (ripeto quasi sempre ma con qualche eccezione) clichet tipici della musica contemporanea recente, tanto sul piano della partitura che della creazione del suono elettronico. Il tutto suona davvero molto pretestuoso e in fin dei conti traccia ancora una volta un confine con la pazienza e la ricezione dell’ascoltatore. In questo senso è musica per addetti ai lavori (ma io lo sono e mi sono presto annoiato), musica composta esclusivamente per il contesto e l’ambito che l’hanno prodotta, musica da “salotto” quindi, giacché nella Parigi culturale queste sono occasioni che funzionano da anticamera alle blasonate stagioni degli straordinari enti francesi della nuova musica.

Dunque: c’è una musica da garage e una da salotto. Sono sicuramente due estremi, ma entrambi testimoniano un modo di comporre che, se da un lato le tecnologie hanno aperto a tutti, dall’altro manca di un giudizio critico e disinteressato, soprattutto da parte di chi programma ma anche di chi insegna o guida le istituzioni concertistiche e didattiche.

Personalmente auspico e perseguo una “musica da cucina”! Una musica che sceglie accuratamente i suoi ingredienti, che ingloba certamente la tradizione ma è costantemente proiettata in una logica innovativa. Che bada alla qualità e alla sostanza della sua forma finale. Che non è solo frutto di esperimenti puramente accademici e scollegati dalla realtà, ma neanche totalmente estemporanea, ovvero sostanzialmente non pensata e di facile produzione (neanche il miglior pop lo è). Una musica invece le cui procedure siano frutto di una ricetta ma anche di una pratica, solitaria o condivisa, rigorosa ma anche sperimentale. Ma soprattutto una musica che va assaggiata, apprezzata e goduta. Anche e soprattutto complessa, ma una musica in cui il cuoco, o meglio lo staff che la produce, siano in grado di offrirla ad un pubblico goloso e affamato di qualcosa che possa comprendere: per nutrirsi, riflettere e crescere. Casi, vi assicuro, ce ne sono.

Festival Présences Électronique
Parigi, CENTCATRE, 30/03 – 01/04/2012
www.inagrm.com [4]

Ateliers-concerts Cursus
Parigi, IRCAM Centre Pompidou, 31/03-07/04/2012
www.ircam.fr [5]

 

 


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[2] AGF: http://agfproducktion.com/

[3] Image: http://www.musicaelettronica.it/wp-content/uploads/2012/04/ircam.jpg

[4] www.inagrm.com: http://www.inagrm.com/accueil/concerts/pr%C3%A9sences-%C3%A9lectronique

[5] www.ircam.fr: http://www.ircam.fr/calendrier.html?date=20120407&cycle=183

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