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TRANSMEDIALE.11 – puntata 1/4
Posted By Andrea Gozzi On 22/03/2011 @ 18:48 In Festival | No Comments
Quest’anno il consueto appuntamento berlinese di Transmediale [2] – festival di arte e cultura digitale ormai giunto alla sua ventiquattresima edizione – proponeva come tema principale il rapporto tra la tecnologia e l’uomo, ponendo quest’ultimo al centro di un dibattito in cui fossero di primario interesse le responsabilità dell’individuo legate all’utilizzo di nuovi mezzi di espressione e comunicazione. Il titolo del festival di quest’anno, RESPONSE:ABILITY, è da considerarsi infatti alla luce di una volontà di ricerca su tutta una serie di implicazioni artistiche e sociali connesse più o meno direttamente al ruolo cruciale giocato dal singolo nel districarsi attraverso le possibilità comunicative offerte dai nuovi mezzi. Il programma quindi poneva in primo piano: sistemi aperti; strategie compositive volte più al processo che al risultato finale; gruppi di lavoro eterogenei; volontà di essere slegati dall’utilizzo di strumenti di mainstream; e tecnologie pensate in funzione della collaborazione tra artisti, ricercatori, sviluppatori informatici e attivisti.
In questo senso l’indagine sulla comunicazione e i suoi strumenti, ambedue intesi come meccanismi alla base dell’espressione artistica, sono stati il fulcro di un dibattito che come di consueto a Tranmediale si è risolto attraverso conferenze, workshop, concerti, istallazioni e performances differenti. Tra i molti eventi a cui ho assistito ce ne sono stati quattro che ho ritenuto principalmente degni di nota – nel bene e nel male – di cui pubblicherò perdicamente sul blog a partire da oggi alcuni pensieri/informazioni/recensioni.
[3]I) Ei Wada: un Gamelan a tubo catodico
Una delle performances più apprezzate di quest’anno dai visitatori all’interno della Haus der Kulturen der Welt [4] di Berlino è stata sicuramente quella di Ei Wada [5] con il progetto Braun Tube Jazz Band. Programmato più volte in cartellone all’interno della settimana del festival, il giovanissimo giapponese – classe 1987 – si è esibito presso la HacKaWay Zone [6], luogo circoscritto all’interno della manifestazione in cui “le nozioni riguardanti sistemi tecnologicamente e socialmente complessi sono ricostruiti e decostruiti in maniera critica per rivelare realtà nuove ed alternative” (vedi piè pagina) cioè dove utilizzando i meccanismi degli hacktivisti e una pratica dell’arte sopratutto tattile si indaga su performances incentrate sul processo creativo piuttosto che su un risultato finale dell’opera in sé, dando ampio spazio alla partecipazione e all’interazione con il pubblico.
Ei Wada è un compositore che fin dalle prime opere ha deciso di incentrare la propria ricerca sul mezzo come punto di partenza, soprattutto sull’utilizzo personale e artistico di tecnologie considerate obsolete o facenti parte del cosiddetto “modernariato”. Attraverso tecniche di circuit bending (ma non solo) la proposta di Ei Wada è basata principalmente sul modificare e ricontestualizzare alcuni oggetti al fine di poterli suonare alla stregua di uno strumento musicale, come accade proprio in Braun Tub Jazz Band.
In realtà non c’è nessuna band nella performance del compositore giapponese. L’unico esecutore sul palco è lo stesso compositore, circondato da dodici televisori a tubo catodico. Ogni televisore è collegato ad un videoregistratore che utilizza suoni precedentemente registrati dall’autore su videocassette e trasmessi sullo schermo attraverso pattern visivi. I pattern sonori sono così resi visivi e suonati da Ei Wada che opera egli stesso come trigger toccando lo schermo dei vari televisori centrali, mentre sui quattro laterali scorre un loop ritmico triggerato continuamente da un cavo jack fissato con un nastro allo schermo e collegato all’impianto di diffusione. Questo permette di inviare così agli altoparlanti ripetutamente ciò che è registrato sulle VHS destinate ai quattro televisori laterali. In questo modo i televisori si trasformano in una specie di orchestra percussiva attraverso la quale il compositore può improvvisare liberamente a partire da pattern visivi e sonori, sfruttando anche i tasti di play, still, stop, fast forward e rewind del VCR come ulteriori controlli.
L’idea generatrice di questa performance, di cui una delle frasi più ricorrenti tra gli addetti ai lavori è che fosse una sorta di incontro incrociato tra Paik, il Theremin, Shannon e McLuhan, è da attribuire ad alcuni esperimenti realizzati in precedenza da Ei Wada riguardo l’invio di segnali audio e video: “un giorno ho collegato per sbaglio un cavo audio ad un’entrata video e il suono fu visualizzato come immagine. Quando mi accorsi di questo capii che lo stesso suono poteva essere riprodotto se registrato nuovamente usando una telecamera e diffuso come suono anziché soltanto come video” (vedi intervista [7] a 13th Japan Media Arts Festival 2009, Excellence Prize)
[8]Appare chiara la volontà di utilizzo delle tecnologia non nel senso specialistico che il mezzo propone, quanto piuttosto di indagarlo a fondo per un fine diverso da quello concepito originariamente, proponendo un ruolo inedito volto alla comunicazione musicale che risente molto, seppur sotterraneamente, delle concezioni dei primi lavori di John Cage. Assistendo una prima volta per caso al concerto “per orchestra di televisori” non ho potuto non fermarmi a vedere come sarebbe andata a finire e ne sono rimasto piacevolmente sorpreso, soprattuto dall’ironia dimostrata da Ei Wada sia nelle soluzioni musicali sia nella presentazione dei brani – spesso improvvisati – fino all’utilizzare persone del pubblico fatte appoggiare agli schermi per suonare le VHS attraverso di loro, magari con abbracci o dando baci al/alla “volontario/a” di turno. (vedi video incorporato sotto, 1’51”)
Tornato poi qualche giorno dopo ho assistito nuovamente alla performance che vista una seconda volta, priva quindi dell’elemento sorpresa vissuto in precedenza, mi è apparsa sinceramente un po’ ripetitiva e fine a sé stessa. Ho avuto modo poi di andare a cercare alcuni video su Vimeo e Youtube del progetto Braun Tube Jazz Band associato però a musicisti dal vivo e vecchi magnetofoni a nastro ed ho trovato la cosa maggiormente interessante.
La performance di Ei Wada pone l’accento sulla volontà di vedere oltre le caratteristiche comuni del mezzo, con alla base una ferma volontà artistica unita al senso di scoperta. Durante l’intervista a seguito del conferimento dell’excellence prize all’interno del Japan Media Arts Festival [9] del 2009 per Braun Tube Jazz Band, alla domanda riguardante la concezione personale in merito ai media e alla tecnologia, il compositore giapponese risponde che “non importa se sono nuove o vecchie, io utilizzo senza esitazione idee interessanti e tecnologie e le unisco insieme nel mio lavoro”. Interrogato invece su quale sia lo strumento più utilizzato nelle sue opere Ei Wada risponde senza citare marche o modelli e senza alcun dubbio dichiara sinceramente che “lo strumento di cui parte tutto ed è per me fondamentale sono le mie mani”. (vedi piè pagina)
(°) Programma del festival Transmediale.11 RESPONSE:ABILITY, Seltmann Druckereibetriebe GmbH, Berlin, 2011, p. 4
Transmediale.11, RESPONSE:ABILITY
Berlino, Haus der Kulturen der Welt, 1-6/02/2011
www.transmediale.de [2]
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[5] Ei Wada: http://crabfeet.blogspot.com/
[6] HacKaWay Zone: http://www.transmediale.de/content/hackaway
[7] intervista: http://plaza.bunka.go.jp/english/festival/2009/art/001225
[8] Image: http://www.musicaelettronica.it/wp-content/uploads/2011/03/Ei-Wada_Transmediale.png
[9] Japan Media Arts Festival: http://plaza.bunka.go.jp/english/festival/2009/art/001225/
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