Tecno-fili
L’interazione tra suono, gesto e spazio ha rivestito nella ricerca in musica elettronica degli ultimi anni un ruolo sempre crescente. Il fiorire di approcci e strategie tuttavia, non sembra avere seguito un percorso organizzato. In particolare, si sono susseguiti molti approcci di tipo empirico che, mancando del necessario supporto teorico, si sono arenati precocemente.
Adriano Guarnieri (Sustinara 1947), uno dei più importanti compositori italiani viventi negli ultimi anni ha coniugato la sua poetica della “cantabilità materica” con il live electronics, in collaborazione con Alvise Vidolin, regista del suono in tutte le produzioni più rilevanti. Nella sua ricerca, imperniata sulla centralità del suono, l’uso del mezzo tecnologico è finalizzato in primo luogo a creare mobilità e spazialità del suono, e solo più recentemente alle sue trasformazioni. L’opera”Fili bianco-velati” (2005), per violino e live electronics fa ampio uso delle più avanzate tecnologie di motion capture.
Nell’ambito degli incontri organizzati dal Laboratorio Arazzi e dall’Arazzi Laptop Ensemble, residente presso la Fondazione Cini di Venezia, abbiamo partecipato il 2 Dicembre scorso alla presentazione del lavoro da parte di Guarnieri e alla sua successiva esecuzione (violinista Carlo Lazzari, live electronics Amalia de Goetzen, regia del suono Alvise Vidolin). Nell’analisi della partitura da lui stesso condotta, Guarnieri ha evidenziato la struttura a blocchi dell’opera ispirata alle partite bachiane, e la ricerca spasmodica di una qualità del suono “ferruginosa” o “legnosa”. Le corde del violino diventano i fili materiali anziché metaforici, in un violinismo tra il nuovo ed i rimandi al passato.
Dall’analisi della partitura elettronica di Vidolin è emerso chiaramente il profondo legame tra gesto, suono e spazio implementato nell’opera da Guarnieri grazie alle possibilità offerte dall’innovativo sistema di motion capture PhaseSpace. In pratica, sull’avambraccio del violinista che comanda l’arco vengono posti uno o più led il cui movimento durante l’esecuzione viene monitorato da un numero di videocamere ad alta risoluzione (12 Mpix) ed alta velocità (480 frames/s). Le coordinate spaziali del led così rilevate con precisione sub- millimetrica vengono quindi trasmesse ad un server e instradate verso il computer che ospita MAX/MSP via OSC. Tali segnali sono usati per controllare i parametri di spazializzazione (e raramente anche di elaborazione timbrica) del suono del violino stesso su un sistema di diffusione a 8 canali in cui gli altoparlanti sono disposti in circolo intorno al pubblico e all’esecutore stesso.
Il risultato sonoro è di grande impatto. Il suono “ferruginoso” del violino si sfalda in riverberi, ripetizioni e rifrazioni, scolpendo uno spazio sonoro tridimensionale continuamente cangiante. Il gesto necessario al movimento dell’archetto si mappa sul movimento del suono stesso, generando una trama di fili velati immateriali che collegano i vari diffusori ed in cui l’ascoltatore si adagia come un insetto su una esile tela di ragno. Ma senza alcun pericolo.
Fili bianco-velati, di Adriano Guarnieri
Venezia, Fondazione Giorgio Cini, 02/12/2010
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