Audiovedere Bruno Bozzetto
Sono passati più di trent’anni dagli esordi cinematografici di Bruno Bozzetto, eppure quelle sue produzioni risultano ancora oggi assai attuali; tuttavia egli non si è mai adagiato sugli allori, anzi ha cercato di rinnovarsi sia nella forma, passando dall’animazione disegnata alle tecniche digitali (evoluzione che ha interessato anche il sonoro) sia nei contenuti, ad esempio realizzando animazioni anche nel campo della divulgazione scientifica.
Siamo in Italia alla fine degli anni ‘50 ed un giovane creativo di nome Bruno Bozzetto realizza il suo primo cortometraggio animato “Tapum! La storia delle armi” che verrà proiettato al Festival di Cannes attirando le attenzioni del celebre animatore canadese Norman McLaren e del produttore inglese John Halas (con il quale il giovane disegnatore collaborerà). Questo è solo l’inizio di una carriera brillante che porterà l’artista a creare la sua factory, la Bozzetto Film, una vera e propria azienda che si dedicherà alla comunicazione attraverso la realizzazione di cortometraggi, mediometraggi e lungometraggi animati passando attraverso i caroselli pubblicitari, le serie televisive, film (anche a tecnica mista), sigle televisive, corti animati in 3D e in Flash e molto ancora. Per realizzare tutte le sue opere Bozzetto sceglie sia di disegnare in prima persona a matita le sue animazioni, sia di avvalersi di collaborazioni a quattro mani con grandi maestri del disegno animato tra i quali Guido Manuli, Riccardo Denti, Sergio Chessani.
Per la musica e per tutte le sonorizzazioni Bozzetto si affida alle sapienti soluzioni di musicisti già inseriti nella grande macchina della comunicazione di massa e che scrivevano già per il cinema o per la pubblicità; in altri casi decide di impiegare musica pre-esistente come ad esempio in “Tapum! La storia delle armi” , “Opera”, “Allegro Non Troppo”. Alle volte musicisti eccellenti come Pier Emilio Bassi, Giampiero Boneschi, Franco Godi e Roberto Frattini molto spesso risultino nello stesso tempo come autori sia delle musiche che dei sound effects; tuttavia Giancarlo Rossi è il sound designer con cui ha lavorato per più tempo. In un’intervista di Valeria Brancia egli afferma: “i cortometraggi erano quasi privi di “parlato”, quindi il commento sonoro era ancora più importante” e ancora “i rumori che venivano utilizzati erano quasi sempre al di fuori della realtà […] venivano velocizzati, rallentati o sovrapposti”. In questo contesto multiforme Bozzetto si colloca innanzitutto come regista ma anche come scenografo e art director guidando e coordinando con vera maestria tutti gli aspetti delle sue produzioni; inoltre è regista di film dal vero o a tecnica mista.
L’estetica di Bruno Bozzetto varia in relazione al periodo e abbraccia vari generi di animazione. La sua produzione va da quella destinata ai bambini a quella più complessa, che si rivolge ad un pubblico più adulto. Anche se stilisticamente i disegni risultano diversi è possibile estrapolare alcuni tratti che li accomunano e li caratterizzano. Sotto il profilo grafico è da notare una precisa idea conduttrice: i disegni sono semplici e diretti, a volte stilizzati o abbozzati, così come le scene sono essenziali e povere di particolari, contenendo dunque solo ciò che serve ai fini della narrazione. In questo contesto il suono si inserisce come elemento collante e restituisce una visione armoniosa delle immagini, contribuendo allo sviluppo narrativo. Bozzetto riesce a circoscrive l’espressività dei soggetti nell’essenziale contrasto derivato dalla semplicità del segno e dall’uso incondizionato del colore: allo stesso modo suoni e musica si sviluppano e dialogano nel tempo. Essi sono fra loro estremamente funzionali, quasi come sottoposti ad una gerarchia e piegati da un volere più grande, la cui finalità ultima è quella di comunicare l’autenticità dell’idea.
Bozzetto usa i suoni quasi come se si trattasse di immagini pure o segni perché lascia che vengano decodificati dalla memoria visiva. L’incisività del messaggio deriva proprio da questo equilibrio. “B. esprime, infatti, un’unica grande tensione: quella di raccontare una storia, di dare forma ed espressione alle proprie idee in maniera sintetica, pulita, creando una sinestesia essenziale tra immagini e suoni, indipendentemente dalla tecnica adottata” (Mattei, “La fabbrica dell’animazione”).

L’organicità dello stile si nota nel sonoro in quanto troviamo la trasposizione dei tratti caratteristici del suo linguaggio visivo, anche se frutto della creatività di diversi compositori e sound designer. Si può ritenere che nelle sonorizzazioni delle animazioni di Bozzetto il suono sia estremamente funzionale alla narrazione in quanto articola i contenuti attraverso suoni diegetici e non diegetici, raramente ricorrendo alla tecnica del Mickey-mousing. Funge inoltre da estensione dei contenuti visivi fornendo ulteriori informazioni relative alla scena e influenza la percezione del tempo, dando al lavoro nel complesso la capacità di esprimere sinteticamente molti concetti in un breve arco temporale. In molti casi accentua la caratterizzazione di personaggi e luoghi rendendoli originali e facilmente identificabili.
Anche la musica generalmente contribuisce a tenere le redini della narrazione come elemento di punteggiatura e di caratterizzazione dei personaggi tramite l’uso del Leitmotiv; inoltre fornisce indicazioni didascaliche nelle fasi della storia grazie ad una forte componente empatica rispetto alla narrazione e ai personaggi (un esempio può essere rappresentato dai corti realizzati in Flash, in cui le figure sono ridotte ad elementari forme geometriche e la visione è dall’alto e la dinamica delle sequenze è indirizzata dall’uso sapiente dei fraseggi musicali di Roberto Frattini).
Riguardo ai suoni puramente diegetici si nota una frequente uso di suoni referenziali per contestualizzare l’ambito in cui si svolge l’azione e per richiamare l’attenzione dello spettatore. La forma con la quale vengono assemblati i suoni di repertorio spesso citati è il collage (vedi “Una vita in scatola”) in cui assumono una funzione evocativa ipertestuale (vedi “Ego”). Inoltre un ruolo fondamentale lo giocano i suoni originali demarcativi che caratterizzano la materia di un oggetto, la voce di un personaggio, o che vengono usati per sottolineare un movimento o una particolare gestualità.
A conclusione di questa panoramica sull’opera di Bruno Bozzetto ho svolto l’analisi di alcuni dei suoi corti rappresentativi ed interessanti, che sono accessibili dai link qui di seguito.
* [ estratto dalla tesi "Il SONORO NELLE ANIMAZIONI DI BRUNO BOZZETTO" per il diploma in Musica Elettronica presso il Conservatorio G.B. Martini di Bologna, A.A 2010-2011 ]
Approfondimenti
www.bozzetto.com
BrunoBozzettoChannel on Youtube
Sedia G. 2006, Intervista a Bruno Bozzetto
Verger M. 2009, Il Mondo di Bruno Bozzetto
Mazzarella F., 2004, «Lo spaghetti western l’ ho inventato io»
Mazzarella F. 2008. “Supervip e Minivip: i fratelli nevrotici di Bozzetto”
Future Film Festival, Intervista a Bruno Bozzetto su SuperVip e Minivip in 3D


