Suonare l’ascolto: presentazione

di Francesco Michi

[Listening room FKL | Suonare l’ascolto è un progetto a cura di Francesco Michi e Stefano Zorzanello in programma il 27, 28 e 29 settembre (17:00-19:00) presso lo Studio B di Tempo Reale a Villa Strozzi, Firenze, all’interno del Tempo Reale Festival (Y). Abbiamo chiesto a Francesco Michi di presentare il progetto e raccontarci cosa succederà durante questi tre incontri.]

Listening room FKL | Suonare l’ascolto consiste in un paio d’ore di ascolto, in tutto una decina di pezzi. Qualcuno è molto breve – giusto un estratto – qualche altro è un po’ più lungo, anche intorno ai 20 minuti. Si tratta di audio-documentari, materiali tratti da interviste radiofoniche, anche opere vere e proprie, e filmati.
“Suonare l’ascolto”: diciamo che la riflessione comincia con la preoccupazione per la tendenza, ormai maggioritaria, a decontestualizzare i suoni dell’ambiente e farli diventare dei “materiali” per la creazione di un lavoro acusmatico – niente a proposito di una ricerca di una “pratica” dell’ascolto dell’ambiente da parte dei musicisti o dei compositori. In realtà noi, io e Stefano Zorzanello, pensiamo che l’attività dell’ascolto possa essere considerata una cosa estremamente attiva e, in qualche modo, capace di produrre composizione.
In parte ci richiamiamo a quegli assunti degli anni Sessanta per cui chiunque può essere artista o può accedere al mondo dell’arte o farsi le proprie opere, in breve chiunque può essere capace di produrre cose estetiche. Ci rifacciamo anche a Pietro Grossi con la sua home art, per cui siamo compositori per noi stessi, “oltre la sfera di giudizio altrui”, o anche a Giuseppe Chiari, con i suoi epigrammi tipo “L’ARTE È FACILE”, ecc.

L’ascolto è una pratica molto intima, perché tu quando ascolti selezioni: dal punto di vista fisico, quello che arriva al tuo orecchio è un’onda sonora, aria che si sposta e colpisce il tuo orecchio. Il tuo cervello poi seleziona, sceglie e ti fa percepire certe cose piuttosto che altre. Fisicamente è così, ti arriva una pressione di aria e quest’aria poi viene interpretata attraverso i nervi e il cervello. E diventa quello che… ascolto, la percezione dei fatti.
Al di là di questa parte fisica, poi c’è tutto l’immaginario, il ricordo, il sogno, tutto quello che in qualche modo ha a che fare con un percorso sonoro maturato in tanti anni di ascolti, anche inconsapevoli, ma che ritorna fuori tutte le volte che c’è un richiamo, un po’ come l’odore della madeleine per Proust innesca il ricordo di un intero mondo. Senti qualcosa che ti ricorda altro e metti in connessione una realtà con un’altra, fai una sorta di mixing acustico fra ciò che hai sentito e ciò che stai sentendo in questo momento, un ricordo, che magari ne richiama altri; o anche uno immaginario, che richiama possibili scenari futuri.

Ecco, Suonare l’ascolto è più o meno un percorso attraverso suggerimenti che potrebbero invogliare a sperimentare una fase attiva dell’ascolto.

È ovvio che il percorso di ascolti che proponiamo parte dalle cose più semplici, cioè un testo di R. Murray Schafer che racconta i primi passi dell’esplorazione di un certo modo di ascoltare. Lui diceva che il mondo può essere visto come una grande composizione di cui noi siamo (almeno in parte) responsabili. Il nostro lavoro di ascolto vuol dire, anche, fornirsi degli strumenti per poter decidere di cambiare ciò che si ascolta, perché non ci piace, o fa male, quindi in qualche modo comporre il nostro ascolto dell’ambiente, o l’ambiente del nostro ascolto.

Le passeggiate sonore, per esempio, sono un altro strumento per allenare la capacità selettiva dell’ascolto: stando attenti, stando in silenzio, il nostro sistema percettivo riesce a scoprire cose che magari non avrebbe scoperto. Riesce a contestualizzarle. Mi ricordo che nelle prime passeggiate sonore facevamo fare ai partecipanti, alla fine, delle partiture che descrivessero la loro esperienza di ascolto. In qualche modo si cercava di suggerire una interpretazione musicale dell’ascolto utilizzando la forma scritta della musica, per fare sì che coloro che venivano con noi e che magari non avevano mai fatto niente del genere capissero che in quel momento… insomma… suonavano l’ascolto.
Ascolteremo una “variazione“ di un pezzo di Giuseppe Chiari, che si intitola Fuori (1965), e che a me piace molto: è una piccola partitura scritta, verbale, dove lui dà istruzioni per raccontare ciò che si sta ascoltando in quel momento. Ovviamente Chiari la interpretava come una cosa da fare in maniera performante sul palco, mentre io e Mechi Cena la trasformiamo in una cosa polifonica.
Ci sarà poi un altro mio audio-documentario, sempre realizzato insieme a Mechi Cena, una passeggiata sonora in un posto molto silenzioso come è uno scavo archeologico, dove si instilla nel pubblico partecipante la possibilità di sovrapporre diversi strati di esperienze sonore, del passato, del presente e di un possibile futuro.
Avremo anche un programma radiofonico su di un gruppo che a Londra lavora sulle Sonic meditations di Pauline Oliveros. Racconta più o meno cosa sono e come questi ragazzi lavorano.
Inoltre, Stefano Zorzanello presenterà un filmato su un suo workshop sulla consapevolezza dell’ascolto: Copernico in ascolto, quindi la rivoluzione copernicana come la rivoluzione del rapporto fra autore/esecutore e semplice spettatore/ascoltatore; esistono alcune strategie creative secondo le quali l’ascolto non è inteso come condizione di passività, ma come decisione e pratica attiva da parte dell’ascoltatore
Poi il filmato di una passeggiata sonora in bicicletta, What my bike hears, con una bicicletta in grado di registrare, per cui l’autore compone il suo lavoro studiando l’itinerario da far percorrere alla bicicletta. Qui c’è una progettualità nell’ascolto che traduce poi il risultato in un sorta di composizione. L’autore è Antonio Mainenti.
Ci sarà anche un pezzo molto bello di Hildegard Westerkamp,Kits beach soundwalk (1989), che racconta una passeggiata sonora sulla Kits Beach a Vancouver. L’autrice racconta la sua passeggiata mentre la riascolta nello studio di registrazione, e si lascia andare a un percorso di memoria e di sogni, e così via, derivanti da ciò che ha già ascoltato e che sta riascoltando.
Insomma, possiamo suggerire un modo diretto di interpretare noi stessi come autori e non come ascoltatori passivi. Ma autori non soltanto in maniera inconsapevole, ma strutturalmente… come un musicista che suona l’ascolto.

Questo progetto è in collaborazione con il Forum Klanglandschaft, che nasce negli anni Novanta come settore mitteleuropeo del World Forum for Acoustic Ecology.
L’obiettivo del Forum klanglandschaft è studiare o, perlomeno, suggerire di studiare, il rapporto fra gli esseri viventi – compresi anche i non umani – e l’ambiente sonoro che ci circonda.
Dal 1998 dunque le sezioni nazionali di FKL (gli italiani, gli austriaci, i tedeschi e gli svizzeri) organizzano annualmente incontri su scala nazionale, europea o mondiale che offrono un’occasione di informazione e scambio tra individui e gruppi che operano nel campo dello studio del paesaggio sonoro a livello teorico, artistico e didattico. In media realizziamo circa due incontri all’anno, fra i congressi internazionali e incontri più piccoli, tematici, o più aperti nei quali chiunque senta il proprio lavoro in qualche modo connesso coi temi della associazione può prendere parte attiva.

Per maggiori informazioni, visitare il sito paesaggiosonoro.it.

Suonare l’ascolto: presentazione ultima modifica: 2018-09-26T09:19:49+00:00 da Luisa Santacesaria

Lascia una risposta