finestresonore~ | Interpretare lo spazio: In a large open space di James Tenney in due esecuzioni di Elettronica Collettiva Bologna

di Simone Faraci

Tra le tante e variegate esperienze di Elettronica Collettiva Bologna (ECB), sono di grande interesse, a mio avviso, le esperienze di improvvisazione collettiva site specific. La prima esperienza in questo senso è stata l’esecuzione di In a large open space di James Tenney, avvenuta il 9 aprile 2019 nel chiostro del Conservatorio G.B. Martini di Bologna[1]. Questa performance ha rappresentato il primo[2] passo di un percorso che ha portato ECB a indagare la relazione tra l’esecuzione musicale e lo spazio in cui si svolge.

In a large open space, composto nel 1994, fa parte di una serie di brani ideati dal compositore canadese che testimoniano come il suo interesse per l’indagine sullo spettro del suono si sia distribuito lungo tutta la sua carriera. Il brano presenta una semplice partitura prescrittiva, in cui il compositore non sembra interessato a dettare il  preciso sviluppo di una drammaturgia sonora nel tempo, ma sposta l’attenzione sulla percezione del suono nello spazio. Non è un caso infatti che la parola space compaia esplicitamente nel titolo, e che il compositore faccia riferimento alla sua esecuzione come “performance or installation”[3].

La partitura prevede che dodici o più musicisti si dispongano in ordine sparso all’interno di un grande ambiente in cui il pubblico possa muoversi liberamente. Gli esecutori hanno a disposizione una serie limitata di suoni: gli armonici naturali della nota Fa[4]. La durata richiesta per ciascun suono, da eseguire uno dopo l’altro in ordine casuale, viene indicata in un lasso di tempo tra i 30 e i 60 secondi. Ogni nota dovrà essere suonata in pp e avere un attacco lento. Il risultato è quello di un contrappunto microtonale[5] cangiante, una orchestrazione della serie degli armonici in cui la verticalità armonica è il risultato delle scelte aleatorie dei musicisti.

In a large open space sembra voler trasformare lo spettro sonoro in un luogo, uno spazio in cui sia possibile per l’ascoltatore esplorare le sue componenti attraverso il movimento: il suono Fa in tutto il suo spettro viene smembrato e diviene uno spazio da indagare.

In questa occasione abbiamo proposto un’orchestrazione per ensemble elettrico/elettronico che vedeva una prevalenza di sintetizzatori, ma anche la presenza di chitarre elettriche e due strumenti acustici amplificati[6].


MARTINI ELETTRICO 2019
anteprima~ IN A LARGE OPEN SPACE
Martedì 9 aprile, Chiostro del Conservatorio di Bologna
Banda Elettroacustica del Conservatorio, musica di Tenney
Concerto a cura del Collettivo della Scuola di Musica Elettronica[7]

L’esecuzione bolognese del 9 aprile 2019 reinterpreta la partitura progettando uno spazio sonoro tenendo conto delle peculiarità del luogo dell’esecuzione e della particolarità dell’organico.

Tenney indica in partitura una precisa orchestrazione dello spazio:

The musicians should be distributed in the space as widely and evenly as possible, with instruments of lower tessitura located more centrally, higher ones more peripherally[8].

Nel caso del nostro organico, questa indicazione spaziale perde relativamente di senso, essendo i sintetizzatori in grado di produrre suoni in tutti i registri. La stessa considerazione può essere fatta sulle chitarre elettriche che sono in grado di coprire quasi tutti i registri indicati in partitura grazie ai suoni armonici e all’utilizzo di octaver e pitch shifter. L’altra ragione che porterà il collettivo bolognese a progettare lo spazio in modo diverso da quanto indicato in partitura è legata in maniera specifica al luogo in cui sarebbe stato installato il gruppo di musicisti: il chiostro del Conservatorio G.B. Martini di Bologna.

Come molti chiostri, quello del conservatorio ha una forma quadrata, prevede un porticato coperto e uno spazio centrale scoperto con un pozzo al centro. Il porticato è totalmente pavimentato mentre lo spazio centrale è coperto da aiuole e vialetti di ghiaia che consentono la percorrenza. Nel nostro caso, si è deciso di non occupare lo spazio centrale, sia per la pavimentazione instabile che per lasciare al pubblico la possibilità di transitare. Le postazioni dei musicisti sono state quindi posizionate sotto al porticato in modo da definire il perimetro dello spazio e lasciare libero il centro per gli ascoltatori[9].

Piantina dell’esecuzione presso il Chiostro del Conservatorio G.B. Martini di Bologna
© Simone Faraci

In a large open space è stato ripreso in un altro concerto, tenutosi il 9 luglio 2019 a Modena, presso l’Ex Ospedale Sant’Agostino, per la rassegna I cortili di AGO.

Questa esecuzione era stata progettata per il cortile dell’Ex Ospedale, in maniera simile a quella bolognese: i musicisti[10]disposti sul perimetro del cortile e il pubblico libero di muoversi per tutta l’area. A causa delle avverse condizioni meteorologiche si è dovuto ricorrere ad un piano alternativo, ossia utilizzare gli spazi interni dell’Ex Ospedale, installando dunque i musicisti in luoghi differenti, disegnando un percorso che l’ascoltatore avrebbe potuto percorrere. Dall’atrio d’ingresso, dove erano disposti otto musicisti, l’ascoltatore era portato a seguire gli stimoli uditivi attraverso una serie di ambienti di passaggio. Dopo il primo ambiente, in cui erano installati i primi due esecutori, il percorso terminava nell’antica Farmacia dell’Ospedale dove si trovavano gli ultimi  due. Questa disposizione spaziale atipica, per quanto si sia parzialmente discostata dalle indicazioni del compositore, ha svelato in maniera ancora più evidente la connessione profonda tra esperienza sonora e spazio

Piantina dell’esecuzione presso i Cortili di Ago di Modena © Simone Faraci

Nel lavoro intorno a In a large open space, il piano dell’interpretazione di una partitura in senso classico e la progettazione di uno spazio sonoro si sono incrociati aprendo prospettive interessanti per le pratiche della musica elettronica suonata dal vivo. 

In alcune esperienze successive di ECB, di Minus e del sottoscritto si può riscontrare, infatti, l’abbandono programmatico dell’idea di ascolto frontale e la ricerca di un ascolto immersivo in stretta relazione con lo spazio in cui si svolge la performance. 

L’installazione performativa “Qualche parola privata detta in pubblico” (2021)[11] e il progetto di conduction “Quattro Cantoni” (2021)[12] di ECB, così come lo spettacolo di teatro sonoro “Havèl” (2021)[13] di Minus, vanno proprio in questa direzione. In questi tre lavori c’è un marcato aspetto performativo che si interseca con la progettazione di uno spazio sonoro immersivo o diffuso. Segue la stessa impronta anche QUANTICO (2021)[14], il mio ultimo progetto artistico che consiste in un’installazione performativa in cui lo spazio sonoro si espande oltre l’orizzonte del visibile, celando alla vista dei fruitori alcuni dei performer. L’obiettivo di questa progettazione dello spazio sonoro è quello di causare nell’ascoltatore/fruitore un senso di straniamento in cui l’udito si configuri come senso del possibile: ciò che udiamo potrebbe provenire da una sorgente piuttosto che da un’altra.  

Volendo concludere, possiamo affermare che in queste esperienze la progettazione dello spazio sonoro non è soltanto un dato logistico ma un aspetto espressivo e interpretativo imprescindibile. 


[artwork © Agnese Banti & Andrea Trona]

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Elettronica Collettiva Bologna~
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Coordinamento finestresonore~
Agnese Banti, Andrea Trona e Francesco Vogli

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La rubrica finestresonore~ racconta l’identità molteplice di persone, approcci, opinioni e interessi all’interno del campo della musica sperimentale e delle arti sonore che dà vita a Elettronica Collettiva Bologna~, ovvero un pensiero musicale e una realtà collaborativa nati nella Scuola di Musica Elettronica del Conservatorio G.B. Martini di Bologna.


[1] Il concerto è stato un’anteprima del Martini Elettrico 2019, rassegna curata dalla Scuola di Musica Elettronica del Conservatorio G.B. di Bologna. La curatela di questa anteprima era affidata a Elettronica Collettiva Bologna, all’epoca Collettivo della Scuola di Musica Elettronica di Bologna.

[2] Prima del 9 aprile 2019 In a large open space era stato eseguito dal Tempo Reale Electroacoustic Ensemble a Firenze, nella chiesa di Santa Croce, il 22 ottobre 2018. In quella occasione il brano fu orchestrato per un ensemble composto per la maggior parte da chitarre e bassi elettrici con la presenza di due sintetizzatori. Alcuni membri dell’allora Collettivo della Scuola di Musica Elettronica presero parte a questa esecuzione fiorentina.

[3] Dalla partitura di In a large open space, Frog Peak music 1994

[4] Per ciascuno dei suoni, viene indicato in cents lo spostamento rispetto alle note della scala temperata per consentirne una corretta esecuzione.

[5] Per microtonalità si intende una tecnica compositiva che utilizzi intervalli più piccoli o più grandi di quelli in uso nel sistema temperato.

[6] I 16 esecutori che hanno preso parte alla performance sono: Daniele Carcassi, Simone Faraci, Michele Marchiani, Jacopo Mittino, Andrea Piccinni, Nicola Raccanelli, Niccolò Salvi, Pasquale Savignano, Mattia L. Siboni, Lorenzo Travaglini, Giada Turini (sintetizzatore); Tristan Alantar, Simone Grande, Francesco Perissi (chitarra elettrica); Sandro Manzon (banjo); Agnese Banti (harmonium).

[7] Primo nome di Elettronica Collettiva Bologna.

[8] Dalla partitura di In a large open space.

[9]  Avendo poi di fatto piovuto, il pubblico perlopiù transitava sotto al porticato.

[10] Daniele Carcassi, Simone Faraci, Jacopo Mittino, Nicola Raccanelli, Pasquale Savignano, Mattia L. Siboni, Lorenzo Travaglini, Giada Turini (sintetizzatori); Simone Grande, Michele Marchiani (chitarra elettrica); Giovanni Onorato (basso elettrico); Agnese Banti (harmonium)

[11] Installazione sonora per tante persone in sosta, smartphone e altoparlanti bluetooth, composta in occasione di #senzartenonsostare a cura di Elastico Fa/Art e L’Isola (30 maggio 2021, parcheggio di Via Lianori, Bologna) ed eseguita anche in occasione di GBM50ff~ BolognaSound (26 ottobre 2021, circolo DEV, Bologna). Le due esecuzioni hanno visto la partecipazione di Agnese Banti, Maru Barucco, Pietro Bianco, Daniele Carcassi, Biagio Cavallo, Alessandro Cherubini, Davide Damiani, Bianca Dominici, Katarina Fransua, Antonio Freno, Fernando Hester, Federico Inzerillo, Sara Madonia, Marco Menditto, Marco Minoia, Marianna Murgia, Giovanni Onorato, Federica Orlandini, Anita Perico, Federico Pipia, Michele Quadri, Nicola Raccanelli, Mattia Loris Siboni, Cecilia Stacchiotti, Agata Torelli, Andrea Trona, Giada Turini, Francesco Vogli.

[12] In collaborazione con la Scuola di Musica Elettronica del Conservatorio G.B. Martini di Bologna, come anteprima del festival GBM50 – Cinquant’anni di Musica Elettronica a Bologna 1971-2021 (24-26 ottobre 2021) il 28 giugno 2021 nel chiostro del Conservatorio di Bologna. Conduction: Daniele Carcassi, Simone Faraci, Francesco Giomi; Musicisti della Scuola di Musica Elettronica e della Scuola di Jazz: Dario Boschi (batteria), Emil Bruscolini (sintetizzatore), Biagio Cavallo (live electronics), Alessandro Cherubini (live electronics), Pierluigi Fantozzi (clarinetto basso), Antonio Freno (piano elettrico), Simone Grande (chitarra elettrica), Clara La Licata (voce), Marco Menditto (sintetizzatore), Matteo Pastorello (live electronics), Pasquale Savignano (live electronics), Mattia Loris Siboni (live electronics), Andrea Trona (live electronics), Nicola Venturo (basso elettrico), Francesco Vogli (live electronics), Francesco Zaniboni (chitarra elettrica). La registrazione è  disponibile come Bonus Track di BolognaSound vol. 2 – GBM50 edition pubblicato da Slowth Records.

[13] Presentato in occasione di #exitime21Solstices a cura di FontanaMix Ensemble nell’Ex Chiesa di S.Mattia, Bologna, con: Daniele Carcassi (sintetizzatore), Simone Faraci (sintetizzatore), Valeria Girelli (voce), Federico Pipia (live electronics), Niccolò Salvi (sintetizzatore), Mattia Loris Siboni (sintetizzatore e live electronics).

[14] Presentata il 26 novembre presso il Conservatorio GB Martini in occasione della mia tesi di laurea magistrale in Musica Elettronica con: Biagio Cavallo (live electronics), Pierluigi Fantozzi (clarinetto basso), Simone Faraci (sintetizzatore), Antonio Freno (piano elettrico), Federico Pipia (live electronics), Mattia Loris Siboni (live electronics), Andrea Trona (live electronics), Francesco Vogli (live electronics).

finestresonore~ | Interpretare lo spazio: In a large open space di James Tenney in due esecuzioni di Elettronica Collettiva Bologna ultima modifica: 2022-02-07T15:30:47+01:00 da Luisa Santacesaria

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