La fatica del germoglio: due studi per la musica elettronica in Grecia

di Johann Merrich*

La musica elettroacustica ed elettronica della Grecia è figlia della diaspora, dei disordini politici e delle repulsioni di una dittatura (1967-1974) che guardava con sospetto l’idea di progresso [1] e rifiutava le influenze Occidentali, ritenute incompatibili con i principi di identità nazionale [2]. Sostenute da questioni socio-politiche, l’arretratezza tecnologica del Paese, lo scarso credito dato alle pulsioni d’innovazione e le conseguenze possibili di un pensiero politico alternativo crearono per decenni una vera e propria emorragia artistica. Ancor prima della Dittatura dei colonnelli, pionieri della nuova musica greca come Iannis Xenakis, Anestis Logothetis e Dimitris Terzakis subirono i contraccolpi di una situazione culturalmente e politicamente ostile: perseguitato per le sue attività nella Resistenza durante la Seconda Guerra Mondiale e la prima guerra civile greca, Xenakis lavorò prevalentemente in Francia; Logothetis lasciò il Paese nel 1942 in favore di Vienna, per poi concentrarsi sulla musica elettronica a Colonia (1957) mentre Terzakis si trasferì in Germania nel 1964: studiò per un quinquennio con Eimert alla Hochschule für Musik e approfondì le sue conoscenze ai corsi estivi di Darmstadt.

Nonostante gli scarsi mezzi a disposizione, quanti restarono in Grecia tentarono – a partire dagli anni Cinquanta – di partecipare come meglio poterono ai movimenti estetici internazionali, cercando di fondere tradizione locale e nazionale con elementi delle nuova cultura musicale Occidentale. Negli anni Sessanta, la strumentazione disponibile era assai limitata, se comparata con le attrezzature che potevano essere incontrate negli studi per la musica elettronica d’Europa: gli sperimentatori greci potevano impiegare nastri magnetici e pochissimi sintetizzatori portatili – il  più comune dei quali era il VCS3; radunata nelle case dei più fortunati, la poca apparecchiatura era utilizzata per la creazione di lavori elettronici incisi su nastro magnetico e dedicati al teatro tragico antico, ai reami delle installazioni sonore e all’implementazione della musica bizantina tradizionale. Anche dopo la caduta della dittatura – nel 1974, un periodo di difficile passaggio verso una democrazia genuinamente pluralistica – il conservatorismo delle istituzioni preposte all’educazione musicale scoraggiò i tentativi autonomi dei compositori sperimentali, che rimasero isolati nei loro studi casalinghi [3].

Il primo electronic music studio di cui si ha notizia è quello fondato da Michael Adamis, uno studio privato aperto nel 1965 ad Atene. Assieme a Yannis Christou (1925-1970) e Antoniou, Adamis è uno dei principali attori della prima elettronica germogliata in terra greca; tutti e tre impiegheranno la manipolazione del nastro magnetico come tecnica prediletta per porre accenti sulla drammaturgia e sul simbolismo della tragedia antica e della musica bizantina [4]. Adamis aveva importato nel Paese le conoscenze maturate nel suo periodo di studio in America alla Brandeis University (1962-1965) il cui electronic music studio era diretto, dal 1963, da Alvin Lucier; fino al 1965 non c’era stato alcun luogo in Grecia dove poter produrre musica con le nuove tecnologie.

Organizzate dalla Hellenic Association of Contemporary Music tra il 1966 e il 1976, le Hellenic Weeks of Contemporary Music furono eventi di importanza capitale nella disseminazione delle avanguardie: l’Associazione commissionava nuove opere ai compositori del Paese, allestiva conferenze sulla nuova musica e concerti di artisti nazionali e internazionali, cercando di  aiutare lo sviluppo della musica elettroacustica e delle pratiche sonore sperimentali prodotte nel Paese. In larga parte finanziata dal Goethe Institut e dal Ministero per la Cultura italiano [5], la prima edizione delle Hellenic Week vide tra gli ospiti Giacinto Scelsi – con la prima mondiale del suo Quartetto per archi n. 4 (1964) – e Franco Evangelisti con il suo Aleatorio (1959) [6]. Tra gli animatori delle Helleinc Weeks troviamo una seconda generazione di pionieri capeggiati dal trentatreenne Stefanos Vassiliades, compositore per il teatro e tra i futuri fondatori di KSYME, il Centro per la Musica Contemporanea che nacque nel 1979 con la supervisione di Xenakis; il 1979 fu uno degli anni più importanti per la rinascita della Grecia, un momento storico segnato dall’ingresso nell’Unione Europea e dal conseguente l’inizio dell’aggiornamento tecnologico del Paese [7].

Grazie alle Hellenic Weeks fu fondato il Laboratorio per la Musica Elettronica che accoglieva per la prima volta le rivoluzioni di un sintetizzatore complesso: il Synthi 100, acquistato dalla Hellenic Contemporary Music Association nel 1975 [8]. Nel suo studio dedicato al Synthi 100, Frances Morgan riporta un ricordo di Simon Emmerson a proposito dell’uso del Synthi 100 ad Atene nel 1977: “per una piccola cifra, qualsiasi compositore poteva lavorare con il Synthi 100 e la sua attrezzatura associata”. Nonostante la modica cifra proposta per il suo affitto, il sintetizzatore fu usato solo sporadicamente dai compositori locali che lo considerarono non tanto come uno strumento per realizzare intere composizioni, ma come una mera sorgente di suoni inusuali [9]. Aperto ufficialmente nel 1985 come prosecuzione del Laboratorio per la Musica Elettronica, il Centro per la Musica Contemporanea KSYME-CMRC spalancò una finestra sulle evoluzioni internazionali in materia di musica elettronica, fenomeni acustici e ricerca musicale. L’iconico centro della sua strumentazione era l’UPIC di Xenakis, sviluppato per tradurre dati visivi in suono attraverso una penna elettromagnetica.

Dal 1985 al 1990 KSYME diviene il polo principale per la musica di ricerca e la creazione di musica elettroacustica, ruolo che sarà condiviso a partire dal 1989 con una nuova istituzione: ΙRΜΑ – Istituto per la Ricerca in Musica e Acustica, attiva nel dominio dell’archiviazione della musica greca, nell’organizzazione di seminari e conferenze sulla musica elettroacustica e le nuove tecnologie. KSYME-CMRC è ancor oggi in funzione e propone ai compositori nazionali e internazionali workshop e seminari di formazione, molti dei quali incentrati sul Synthi 100 restaurato nel 2017 e presentato al pubblico con una serie di concerti offerti nella cornice di Documenta 14 (19 – 20 aprile 2017). Panos Alexiadis, Jonas Broberg, Marinos Koutsomichalis, e Lisa Stenberg sono stati gli artisti chiamati a realizzare nuove composizioni per celebrare il Synthi 100 nell’anno della sua rinascita. Dopo la manifestazione accolta alla Athens Concert Hall Megaron, lo strumento è stato esposto temporaneamente al Conservatorio di Atene.

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Note

[1] Anastasia Georgaki, Reinventing Greek electroacoustic music: from tradition to multidisciplinarity, Music Department, School of Philosophy, National and Kapodistrian University of Athens, 2005, p. 3. (http://www.ems-network.org/IMG/EMS2005-Georgaki.pdf)

[2] Nick Poulakis “Chrestou, Adames, Koukos: Greek Avant-garde Music During the Second Half of the 20th Century”, in Serbian and Greek Art Music: A Patch to Western Music History, Intellect Books, London 2009, pp. 189-190.

[3] Anastasia Georgaki, Reinventing Greek electroacoustic music, op. cit., p. 5. 

[4] Ibidem

[5] Ioannis Tsagkarakis, The Politics of Culture: Historical Moments in Greek Musical Modernism, Vol. 1, Royal Holloway University of London, Thesis submitted for the degree of Doctor of Philosophy, 2013, p.148. Consultabile qui: https://repository.royalholloway.ac.uk/file/275daedd-e867-48d5-8981-ff49b1da4d5c/1/2013TsagkarakisIPhD.pdf

[6] Ioannis Tsagkarakis, The Politics of Culture, op. cit., p. 151.

[7] Valia Christopoulou, “A National Perspective and International Threads to Postmodernism at the Fifth Hellenic Week of Contemporary Music”, Muzikologija, March 2019, Issue 26, p. 108. DOI https://doi.org/10.2298/MUZ1926107C

[8] Frances Morgan, Electronic Music Studios London Ltd (EMS), the Synthi 100 synthesizer and the construction of electronic music histories, thesis represents for the degree of Doctor of Philosophy at the Royal College of Art, 2020, p. 230. Consultabile qui: https://researchonline.rca.ac.uk/4730/1/FrancesMorgan-LibrarySubmission-RedactedCopy.pdf

[9] Frances Morgan, Electronic Music Studios, op. cit., p. 231.

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img © Eeviac

Organizzatrice di suoni, Johann Merrich si occupa di ricerca e sperimentazione elettronica. I suoi progetti in solo ed ensemble – presentati a Santarcangelo Festival (2018) e alla Biennale D’Arte di Venezia (Padiglione Francia, 2017) – sono stati accolti come opening da artisti quali Zu, Teho Teardo, Mouse on Mars, Roedelius ed Evan Parker. Direttore artistico della netlabel electronicgirls, dal 2018  fa parte assieme a eeviac de L’Impero della Luce, duo dedicato alle sonorità dei campi elettromagnetici. Nel 2019 ha pubblicato per Arcana Edizioni il libro “Breve storia della musica elettronica e delle sue protagoniste”. A partire dal mese di maggio 2019, propone per musicaelettronica.it una nuova visione della storia della musica elettronica.

http://johannmerrichmusic.wordpress.com/ | https://soundcloud.com/johann-merrich

La fatica del germoglio: due studi per la musica elettronica in Grecia ultima modifica: 2022-03-21T18:17:57+01:00 da Luisa Santacesaria

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