Cappa, Niblock, Liberovskaya, Chessa a Padova

di Luca Danieli*

L’11 giugno si è svolto l’ultimo appuntamento della rassegna di musica elettroacustica Radia, presso l’Auditorium “Cesare Pollini” di Padova. Radia è stata una serie di nove incontri sulla musica acusmatica organizzata dal Centro d’Arte di Padova in collaborazione con il laboratorio di ricerca musicale SaMPL. L’ultimo evento in programma, che sovverte l’impostazione rigorosamente acusmatica delle serate, ha proposto la città di New York come tema della serata, con l’anteprima del cortometraggio Broadway – Film Vissuto di Gaetano Cappa, due performance dal vivo degli artisti Phill Niblock e Katherine Liberovskaya, e un’installazione performativa di Luciano Chessa.

Il lavoro Broadway – Film Vissuto del regista e produttore musicale Gaetano Cappa è un’opera audiovisiva sulla New York degli anni Trenta. Il lavoro fa parte di un progetto dedicato alla figura di Fortunato Depero, artista, scrittore e scultore futurista che tra il 1928 ed il 1930 soggiornò proprio a New York. Tornato in Italia nel 1931, Depero progettò un libro intitolato New York – Film Vissuto, che avrebbe dovuto contenere testi, liriche, illustrazioni e due dischi con quattro brani. Broadway – Film Vissuto di Cappa si costruisce sopra una di quelle liriche, intitolata Broadway. Questa lirica fu declamata già nel 1933 alla radio EIAR dallo stesso Depero, ma nel lavoro di Cappa la lirica è declamata dall’interprete Massimiliano Speziani.

La lirica descrive in maniera concitata l’atmosfera caotica della città di New York attraverso l’accostamento di immagini (sonore) che si suggeguono in maniera casuale (per esempio: “Una donna beve il caffè; attorno palazzi alti, enormi; un pesce sguizza nell’acqua”). Umberto Eco, prendendo come riferimento l’opera di Victor Hugo, spiegava che le lunghe liste servono a veicolare un senso d’immensità. Un senso che si accosta all’estetica futurista, la quale unisce a quello un senso di velocità. A questa declamazione Cappa aggiunge un commento visivo composto con i primi film sonori degli anni Trenta che ritraggono la città di New York. Il montaggio presenta l’equivalente visivo delle immagini declamate da Depero passo passo.

Il lavoro deve essere stato piuttosto lungo, perché sono molti gli estratti utilizzati nel montaggio, ognuno dei quali doveva seguire il percorso dettato dall’autore originale. Il prodotto complessivo mostra che tutta la narrazione di Depero della città di New York è di fatto corrispondente alla realtà, e tutte le situazioni declamate sono prese dalla realtà quotidiana. L’accostamento così ravvicinato delle immagini al testo sottolinea le distorsioni narrative proprie dell’estetica futurista, dove scene apparentemente innocue possono trasformarsi in bombe a orologeria, nelle quali lo spazio e il tempo vengono compressi. Una trasformazione non nei fatti in sé (perché quelli, come mostrato dall’opera di Cappa, esistono), ma nei loro significati. Il video, seguendo il ritmo narrativo, presenta una narrazione frammentaria, ma nonostante la ristrettezza di movimento dovuta alla necessità di seguire le immagini evocate nella lirica Cappa riesce a garantire una certa fluidità al video, accostando dove possibile simili movimenti di macchina e forme (vedi, per esempio, il morphing tra la ripresa di un palazzo e la gamba di una donna). Il lavoro verrà presentato prossimamente alla Casa d’Arte Futurista Depero presso il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto (MART).

Se quello di Cappa è un lavoro ben strutturato nel dettaglio e privo di particolari slanci emotivi, i lavori presentati da Phill Niblock e Katherine Liberovskaya sono il contrario: un pugno che ti colpisce in faccia. Insieme hanno presentato una performance audiovisiva con missaggio dal vivo, divisa in due parti. La prima performance era sia live-music che live-video, della durata complessiva di 20 minuti. L’intero video è molto chiaro sin dall’inizio: è basato su tre colori (blu, verde e bianco) che si identificano con tre elementi della natura (acqua, terra e aria). Se consideriamo la teoria dei colori, i tre colori impiegati sono freddi e sbilanciati, suggerendo una natura potente e disinteressata. Nella fase iniziale viene presentata una corrente d’acqua da un punto di vista molto ravvicinato, che diffonde confusamente i puntini bianchi dovuti ai riflessi solari sulle increspature su uno sfondo blu: un effetto astratto che permette di giocare con l’illusione di movimento, in quanto nessuna forma è identificabile. La colonna sonora presenta fin dall’inizio un rumore bianco turbolento molto forte, privato delle frequenze medie. La veduta si allarga progressivamente fino ad arrivare a un chiaro momento di transizione, in cui il mare mosso viene ripreso dall’alto, e colorato di blu e verde (e, in maniera ridotta, di bianco). Da qui, l’attenzione si sposta al verde della terra: erba, arbusti, cespugli, alberi e foreste mosse dal vento, con un effetto visivo che sovrappone la stessa immagine mediante varie linee di ritardo per dare nuovamente attenzione al movimento della natura. La colonna sonora introduce il suono di grilli, e un rumore bianco stazionario rappresentante il movimento delle foglie che ha la funzione di introdurre il successivo elemento: l’aria, elemento che viene rappresentato attraverso la ripresa di ventilatori in azione.

Se il primo lavoro presentato parlava di movimento, il secondo parla di stasi, ma non è meno invasivo: anzi. La performance si compone di un missaggio musicale dal vivo di 30 minuti su un film intitolato The Movement of People Working, prodotto dallo Niblock nel 1988 in Cina. La pellicola ritrae i movimenti ripetitivi della popolazione agricola al lavoro. Diversamente dal video precedente, qui i colori sono bilanciati, e spesso confinati ai quattro colori fondamentali, in combinazioni sempre diverse, e sparsi lungo tutto il mediometraggio in maniera “democratica”. A questi momenti ripetitivi, Niblock associa una colonna sonora statica minimalista basata su di un’unica nota. Un po’ a volerci informare che la situazione non cambierà: in quanto uomini, questo è quello che faremo, per l’eternità. A circa metà della performance, il drone sintetico si trasforma nelle voci sovrapposte di una donna che canta in maniera costante e ripetitiva. L’effetto è quello di essere presenti a una cerimonia meditativa di monaci tibetani: in linea con il concetto di “perpetuo” (come la costante reincarnazione delle anime), al quale viene unito un senso di sacralità e contemplazione. La parte che più colpisce del lavoro sta nel volume utilizzato. Una persona seduta al mio fianco e una seduta poco più avanti hanno sentito il bisogno di coprirsi le orecchie per tutta la durata della performance. In questo modo, Niblock vuole forse suggerire una denuncia alla condizione lavorativa cinese, mostrando delle immagini e facendo ascoltare dei suoni facilmente riconoscibili (la ripetizione dei movimenti unita all’incalzante ripetizione del tono sonoro), ma rendendosi fisicamente invasivo e mettendo a disagio l’ascoltatore (particolarmente in relazione alla lunghezza della performance).

L’ultima performance ha visto al lavoro Luciano Chessa, compositore e artista sperimentale italiano attivo a New York. Chessa ha interpretato poesia sonora futurista per oltre una decina d’anni, presentando alcuni lavori futuristi di Francesco Cangiullo. La vicinanza di Chessa al tema futurista chiude bene la serata. Chessa ha presentato una performance artistica per bicchieri di vetro, arpa e percussioni automatizzate. In particolare, Chessa trasforma i tre bicchieri di vetro a sua disposizione in theremin: attraverso l’utilizzo di alcuni impianti cocleari, Chessa rileva il feedback chiuso all’interno delle coppe. In questo senso, Chessa ci porta all’interno di uno spazio ridotto, e ci rende consapevoli di quello, un po’ come nel famoso brano di Alvin Lucier I am sitting in a room. Differentemente dal brano di Lucier, il feedback realizzato da Chessa è istantaneo, e gli permette di scoprire lo spazio del bicchiere immergendo le dita in un’acqua invisibile, modificando continuamente la conformazione del suo spazio e conseguentemente la sua frequenza di risonanza.

 

*Nato ad Arzignano nel 1988, Luca Danieli è un compositore di musica mista e performer live-coding in SuperCollider. Ha fatto parte del collettivi BEAST e BEER. Attualmente è impegnato in un corso di dottorato presso l’Università di Birmingham, dove lavora su nuovi approcci per lo sviluppo della teoria della musica.

Cappa, Niblock, Liberovskaya, Chessa a Padova ultima modifica: 2019-06-20T17:23:43+00:00 da Giulia Sarno

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