Brevi storie di musica elettronica #4 | Linee e confini. Doris Norton tra electro, ricerca e nuova tecnologia

di Johann Merrich* [Pubblichiamo il quarto contributo di «Quattro “Brevi storie” per conoscere l’operato di alcune compositrici che hanno contribuito a disegnare il panorama elettronico italiano del secondo dopoguerra. Curiosità in pillole per ricordarci che è nostro compito ricostruire e tramandare le storie secondo un punto di vista critico, paritario e universale» (Johann Merrich)] Nel sentiero della storia della musica elettronica esiste un’ineludibile e tacita biforcazione che si apre a cascata, come un fulmine: è una fotografia di linee divergenti, di confini estetici e significati culturali, una spaccatura che si è squarciata alla nascita di questo particolare processo di produzione musicale. Opere, discografie ed esperienze subiscono deviazioni verso anfratti e fenditure, sospinte da un invisibile giudizio capace di conferire dignità e traiettorie diverse a quanto deve (o non deve) appartenere alla storia. Quali sono allora le credenziali necessarie per rientrare nelle maggiori narrazioni del tempo, nelle arterie pompanti del racconto? Nella sua Intervista sulla musica, Luciano Berio affermava: “Quando una musica è dotata di sufficiente complessità e di un sufficiente spessore semantico, allora può essere avvicinata e compresa in modi diversi. La maggior parte delle canzoni commerciali, così come le tappezzerie sonore che si autoproclamano d’avanguardia e la traduzione in musica del gioco della tombola, hanno un solo livello d’ascolto: ma c’è la musica che ha molti livelli d’ascolto e che è produttrice continua di senso musicale. Più semplice e monodimensionale è il discorso musicale e più diffuso e immediato è il suo rapporto con la realtà quotidiana. Più concentrata e complessa è la struttura musicale, più concentrato e selettivo è il suo rapporto sociale, mentre molteplici sono i suoi significati. Una canzone, insomma, può esprimere un momento del lavoro e delle affettività umane ed è uno strumento immediatamente «utile» all’uomo, nei momenti diversi della giornata e dei mesi dell’anno: ma si tratta comunque di uno strumento sostituibile”. Quali nomi, allora, saranno accolti tra le pagine dei registri dell’evoluzione del suono elettronico? Quali sottogeneri sono o saranno esclusi? Siamo davvero sicuri che un’esperienza come Zero Time di TONTO’s Expanding Head Band non possa sedere nell’intarsio della storia, giusto accanto a Kontakte?
Il lavoro di Doris Norton si inserisce in questo provocatorio discorso, piazzandosi in una vena della musica elettronica molto distante dalle arterie delle avanguardie ufficiali. Sin da giovanissima, Norton è attratta dalla fisica quantistica, dalle equazioni differenziali, dalla chimica organica, dalla musica medievale, rinascimentale e barocca, dalle sperimentazioni di John Cage e dalle sonorizzazioni delle opere cinematografiche di animazione. Incontra i primi sintetizzatori negli anni Sessanta grazie alla fotografia di un Buchla vista tra le pagine di un giornale; dopo aver acquistato un Moog Modular System inizia le sue ricerche nel campo della sperimentazione, avviando, nel 1969, la sua lunga collaborazione con Antonio Bartoccetti, chitarrista, bassista, cantante e compositore immerso nella scena underground milanese agitata da artisti come Battiato, Juri Camisasca, Camerini e Paolo Tofani. Dal 1974, Norton è dietro le fila del gruppo Antonius Rex, impiegata al pianoforte e ai sintetizzatori; è proprio durante le registrazioni di PRAETERNATURAL (1979) che utilizzerà il Fairlight C.I.M. System, tra i primi campionatori digitali in commercio. Attratta dalle nuove tecnologie, alla fine degli anni Settanta fonda il Norton Lab, studio privato di produzione e luogo di nascita della sua corposa discografia: è qui che iniziano a germogliare, tra 1981 e 1986, brani modellati attraverso i suoni di sintetizzatori e software che la rendono ben presto un’icona della scena electro. Con l’album PARAPSYCHO (1981) pone la prima pietra di una trilogia dedicata alla psiche umana, progetto solo parzialmente completato con RAPTUS (1983) per poi cambiare rotta e dare priorità al suo LP più noto: NORTONCOMPUTERFORPEACE. Inciso con l’uso estensivo di sequencer, sintetizzatori, vocoder e batterie elettroniche a marchio Roland, l’album rivela il legame della producer con il brand giapponese di cui è tester ufficiale. La collaborazione con le grandi firme della tecnologia si intensifica nel 1984 – anno di lancio del celeberrimo home computer Apple II – grazie alla sua elezione a consulente ufficiale di IBM a cui dedicherà l’album PERSONAL COMPUTER (1984). È in questo periodo che Norton afferma: “La nostra computer music è matematica, fatta di programmazione e pulizia geometrica, non manualità. Non bisogna far dipendere il brano dall’esecutore che lo interpreta in base al suo stato d’animo”. Nel pensiero di Norton non emergono riferimenti alla kraftwerkiana spettacolarità della relazione uomo-macchina né al perturbante dell’immaginario pop o tanto meno al desiderio di umanizzare la “musica dell’automa”: esiste solo il freddo rigore del calcolo, quello stesso valore anempatico declamato dai primi centri dedicati alla produzione di computer music. La via del distacco porterà alla nascita di ARTIFICIAL INTELLIGENCE (1985) e AUTOMATIC FEELING (1986) e condurrà Norton verso un isolamento sempre più claustrale rispetto ai percorsi e alle personalità della musica contemporanea, considerati sempre in ritardo sulla linea del progresso: “Ho avuto qualche contatto, più che altro, con ricercatori che operavano in centri di ricerca istituzionali. Trovavo la loro ricerca applicata estremamente fuori tempo. Erano rimasti ancorati alla musique concrète. In un festival dell’elettronica, nei primi anni Ottanta, ho fatto una performance con Apple II, interfaccia CMU e sintetizzatori Roland; tutti i ricercatori istituzionali presenti mi hanno chiesto informazioni sulla memoria di massa: non conoscevano il floppy disk drive; il “personal” computer già esisteva, ma loro non si erano ancora aggiornati. Ricordo invece con stima Pietro Grossi; era interessato al mio uso musicale del personal computer; abbiamo parlato molto di un progetto da realizzare insieme, ma non siamo mai riusciti a trovare il tempo per realizzarlo”. Doris Norton è indubbiamente uno dei “personaggi scomodi” della storia della musica elettronica italiana: troppo vicina ai prodotti per la massa, le sue espressioni artistiche continueranno a essere sovrastate dall’ombra del confine eretto dagli accademismi. Torniamo così al punto di partenza, a quella ineludibile e tacita biforcazione che si apre a cascata, come un fulmine. img © EeviacOrganizzatrice di suoni, Johann Merrich si occupa di ricerca e sperimentazione elettronica. I suoi progetti in solo ed ensemble – presentati a Santarcangelo Festival (2018) e alla Biennale D’Arte di Venezia (Padiglione Francia, 2017) – sono stati accolti come opening da artisti quali Zu, Teho Teardo, Mouse on Mars, Roedelius ed Evan Parker. Direttore artistico della netlabel electronicgirls, dal 2018  fa parte assieme a eeviac de L’Impero della Luce, duo dedicato alle sonorità dei campi elettromagnetici. Nel 2019 ha pubblicato per Arcana Edizioni il libro “Breve storia della musica elettronica e delle sue protagoniste”. A partire dal mese di maggio 2019, proporrà per musicaelettronica.it una nuova visione della storia della musica elettronica. https://soundcloud.com/johann-merrich http://johannmerrichmusic.wordpress.com/
Brevi storie di musica elettronica #4 | Linee e confini. Doris Norton tra electro, ricerca e nuova tecnologia ultima modifica: 2019-10-11T10:49:57+02:00 da Luisa Santacesaria

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