Musica, tecnologia e società attraverso le fonti #2 | I brevetti, questi sconosciuti

di Laura Zattra*

[«C’è un profondo oceano, in fondo al quale abitano meravigliose fonti. Libri, fotocopie, pezzetti di carta, appunti, partiture, strumentazioni analogiche, sintetizzatori, stampate di patch, vecchi computer, strumenti impolverati, pezzi di software… In mezzo a queste fonti troviamo delle perle. Con questa rubrica ci immergeremo nell’oceano della musica elettronica per scoprirne alcune. Soprattutto italiane». Laura Zattra]

Dalla polvere degli archivi alla ricerca sul web. Così potrei sottotitolare questo articolo che si concentrerà sui brevetti. Cominciamo da un’immaginaria richiesta (che potrebbe essersi realmente verificata).

«Vorrei fare una ricerca sul fonografo di Edison. Su Google trovo parecchie immagini. Ci sono tantissimi blog con varie notizie, e poi wikipedia. Questi materiali sono sufficienti, giusto?».

Simili richieste hanno rappresentato a lungo uno spauracchio, almeno per me. Non sono una digital native, ho amato e tuttora prediligo la polvere degli archivi. Dal web 2.0 in poi, tuttavia, la rete ci ha regalato alcuni strumenti potenti per la ricerca che ci evitano di impantanarci tra i risultati dei motori di ricerca (spesso truccati dalla search engine optimization). Si tratta di vere e proprie bussole per internauti che vanno da refseek a googlescholar, fino ad interi archivi prima polverosi, ora completamente digitalizzati. Per scongiurare disastri, alcune università, soprattutto statunitensi e canadesi, presentano una guida su come fare ricerca accademica online.

Torniamo dunque al nostro fonografo e proviamo a cercare fonti autentiche. Ecco che il web si rivela prezioso. Se vogliamo ‘toccare con mano’ (una mano virtuale) i documenti originali relativi al fonografo, il web ci offre una miniera d’oro: googlepatents. Googlepatents è un motore di ricerca che permette di consultare milioni di brevetti depositati in vari continenti (per quelli statunitensi a partire dal 1790). Qui troviamo i vari brevetti del Phonograph, dal primo del 1878 in cui Thomas A. Edison mostra gli schemi e spiega le caratteristiche del suo pionieristico strumento di registrazione, ai successivi (in uno dei quali aggiunge il meccanismo di sgancio dell’albero per un più veloce avvitamento). Oltre agli schemi di costruzione, troviamo anche i testi esplicativi: in uno di questi leggiamo che la domanda di brevetto del primo modello fu da lui presentata all’ufficio il 24 dicembre 1877, la vigilia di Natale (davvero la fama di Edison di instancabile inventore e ricercatore era meritata). Googlepatent ci permette di costruire la storia dell’evoluzione tecnologica dello strumento comodamente seduti alla nostra scrivania.

Fig. 1. Il primo brevetto del fonografo di Edison, 1878.

Sempre su googlepatent troviamo il famoso brevetto della Modulazione di Frequenza di John Chowning, presentato il 2 maggio 1975 e datato (accettato) il 19 aprile 1977: un brevetto da cui si evince che un primo documento (poi abbandonato) era stato presentato il 26 marzo 1974, quando Chowning stava muovendo le primissime mosse nell’invenzione di questo algoritmo di sintesi. Oltre agli schemi a blocchi dell’algoritmo per realizzare la FM sia in tempo differito che in tempo reale, in un lungo testo esplicativo Chowning omaggia le ricerche dell’amico Jean-Claude Risset, che fecero da apripista alla sua invenzione, e il programma Music V di Max Mathews.

Fig. 2. La prima immagine del sistema di Modulazione di Frequenza nel brevetto di John Chowning, United States Patent to Chowning, “Method of synthesizing a musical sound” Inventor: John M. Chowning, Palo Alto, Calif., Stanford, Filed: May 2, 1975 Appl. No.: 573,933, Apr. 19, 1977, 28 pp., https://patents.google.com/patent/US4018121?oq=john+chowning+frequency+modulation

Possiamo continuare a divertirci con googlepatents, e scoprire i brevetti di Ray Dolby, di Max V. Mathews (ad esempio quelli del radio baton), di Robert Moog, e così via.

Ma veniamo ai brevetti italiani nel campo musicale elettroacustico, dell’audio e dell’informatica musicale. Qui la ricerca diventa più complicata: googlepatent e i siti italiani ed europei (Ufficio Italiano Brevetti e Marchi del Ministero dello Sviluppo Economico, Ufficio Europeo Brevetti, Espacenet) non sempre sono di aiuto, soprattutto per i brevetti storici (non troviamo purtroppo i numerosi brevetti di Paolo Ketoff).

In ogni caso, per la preistoria elettronica, troviamo sul web alcuni brevetti degli intonarumori futuristi, che sebbene fossero strumenti meccanici influirono estremamente sul pensiero elettronico.

Fig. 3. Brevetto dell’intonarumori di Luigi Russolo (fonte: qui).

Per la storia più recente, troviamo il certificato del processore numerico di segnali in tempo reale Sistema 4X concepito di Giuseppe Di Giugno, il primo sistema di trattamento di segnali in tempo reale realizzato all’IRCAM di Parigi (deposito del brevetto: 1982; pubblicazione: 1987) basato su una tecnologia modulare, con il quale vennero realizzate molte opere tra cui Répons di Pierre Boulez.

Fig. 4. Studio de l’IRCAM nel 1989, con il processore 4X di Giuseppe Di Giugno (credits: IRCAM / WikiCommons).

Dall’ultimo decennio del XX secolo, il numero di brevetti italiani aumenta. Ciò non sta ad indicare tanto il fatto che il web, googlepatents o altri siti siano più generosi nel mostrarci questi documenti originali, quanto piuttosto una maggiore attenzione degli stessi inventori verso la tutela dei risultati della propria ricerca, cioè verso la decisione di depositare i brevetti delle loro invenzioni. Tra molti altri, troviamo l’esempio del brevetto di un sistema di simulazione del pedale di risonanza del pianoforte per pianoforti digitali, concepito da Giovanni De Poli, Francesco Campetella e Giampaolo Borin per Generalmusic nel 1995.

Come accennavo qui sopra, molte delle invenzioni spesso uniche al mondo non vennero brevettate perché dettate e create da puro spirito di ricerca. Ecco spiegato il motivo dell’assenza di brevetti. Nell’ambito delle mie ricerche, durante molte interviste ho potuto constatare questa tendenza. Ad esempio, nel 1974 il Ministro della Pubblica Istruzione andò in visita all’università di Padova dove i ricercatori del Computer Music Group (il futuro Centro di Sonologia Computazionale ufficializzato nel 1999) mostrarono con orgoglio un sistema innovativo. Si trattava di una specie di segreteria telefonica, che consentiva agli studenti, via cavo, di ottenere informazioni automatiche dalla segreteria dell’Università. «Era un sistema» mi raccontò Graziano Tisato, uno dei promotori e direttori del Centro di Sonologia «che permetteva agli studenti di telefonare da qualsiasi parte del mondo con un telefono a multi-frequenza, cioè quello digitale. Il calcolatore catturava le richieste e rispondeva a voce (di sintesi) dando le informazioni sugli esami, i voti, eccetera. Era un’applicazione unica in tutto il mondo. [Ma] non fu brevettato». (Il sistema era stato presentato anche all’VIII Congresso di Acustica del 1974: G.A. Mian – C. Mildonian – C. Offelli, “Italian speech synthesis from unrestricted text for an automatic answerback system”, Proc. 8th Int. Congr. Acoustics, Londra, 1974, p. 296).

Questo articolo ha mostrato alcune fonti polverose – i brevetti – ripulite e digitalizzate, ed ora facilmente reperibili sul web. Si tratta di fonti preziose perché permettono di approfondire la ricerca storica e tecnologica della musica elettroacustica, e consentono al tempo stesso di verificare le notizie con il buono e caro fact checking, che ora si chiama così, ma ha sempre significato appurare e toccare con mano. Chiudo con un cenno su wikipedia. La validità delle voci di questa enciclopedia globale può essere verificata facilmente facendo un’analisi dello storico di ogni testo attraverso la sua ‘cronologia’ (o ‘view history’): uno strumento fondamentale per accertare che ogni voce sia stata sufficientemente controllata, quante modifiche abbia subito o quanto sia recente (la voce sul Phonograph è nata nel 2002 ed ha subito più di 500 modifiche, l’ultima ai primi di dicembre 2019).

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*Laura Zattra, Ph.D.

Nel 1998 frequentai gli Internationale Ferienkurse für Neue Musik di Darmstadt e mi innamorai definitivamente della musica contemporanea ed elettronica. Da allora, da oltre 20 anni, amo immergermi negli archivi fisici e digitali, privati e istituzionali, della musica elettroacustica.

Ciò mi ha permesso di costruire storie di opere (Chowning, Nono, Di Scipio, Sciarrino, Risset, Harvey, Höller, Graziani, Motz, Razzi, Fontana, Tudor, Cage, La Monte Young…), autori (Rampazzi, Zatti), centri (CSC di Padova, IRCAM di Parigi, CCRMA di Stanford), collaborazioni (Fabbriciani-Nono, Vidolin-Nono, i computer music designers, i sound designers, la nascita del movimento spettralista, Harvey e i suoi assistenti musicali), strumenti (il registratore Nagra, l’uso dei programmi MUSIC) e figure professionali emergenti (gli assistenti musicali, i sound designers).

Mescolo storia e analisi, filologia ed archeologia, storia orale, etnografia e sociologia, con un’enfasi sul rapporto musica-tecnologia e i media studies. Sono ricercatrice associata all’Ircam di Parigi (équipe APM) e all’IReMus (Sorbona), e attualmente professore a contratto nei conservatori di Bologna, Castelfranco, Rovigo, Vicenza. Sono co-capo-redattrice della rivista Musica/Tecnologia (Firenze University Press), membro dei comitati editoriali del Projet Analyses Ircam e di Organised Sound, e fondatrice e curatrice del sito www.teresarampazzi.it.

Autrice tra gli altri dei volumi Live-Electronic Music. Composition, Performance and Study(2018, con F. Sallis, J. Burle e V. Bertolani), Studiare la computer music (2011), Presenza storica di Luigi Nono (2011, con A.I. De Benedictis), Vent’anni di musica elettronica all’università di Padova (2002, con S. Durante).

https://lazattra.wordpress.com/

 

 

Musica, tecnologia e società attraverso le fonti #2 | I brevetti, questi sconosciuti ultima modifica: 2019-12-20T09:16:52+00:00 da Luisa Santacesaria

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