Brevi storie di musica elettronica #5 | Italia, esterno giorno, panoramica sfuocata: musica per sonorizzazioni

di Johann Merrich*

Nella panoramica della storia della musica elettronica italiana si staglia una valle selvaggia e poco battuta dove giacciono insolite sperimentazioni: è questo il luogo della musica per sonorizzazionio library music, un particolare tipo di creazioni musicali prodotte tra gli anni Sessanta e Settanta e destinate a completare documentari o speciali del cinegiornale offerti dalla televisione italiana. Per quanto al servizio dell’immagine, la library music non va confusa con la colonna sonora: a differenza di quest’ultima, non prevedeva l’accordo preventivo tra regista e compositore, non era concepita per un preciso prodotto, ma evocava ambientazioni o temi generici come il futuro, lo sport, l’ecosistema marino, l’industria…

L’assenza di una vera e propria committenza e l’inesistenza di rigide direttive dettate da registi o produttori permisero ai compositori la massima libertà di espressione, generando lo spazio perfetto per la proliferazione di esperimenti elettronici incisi negli studi privati di musicisti dall’eterogenea formazione – dal jazz al rock passando per l’elettronica e il pop.

I prodotti della library music rappresentavano una fonte di guadagno extra e incarnavano la giusta dimensione in cui riversare esercizi di stile e ricerca, all’ombra della protezione di uno o più pseudonimi. Realizzate per il consumo e la fruizione dei prodotti Rai, le sonorizzazioni erano distribuite in pochissime copie da etichette specializzate come la Flipper, la Gemelli (fondata, tra gli altri, da Piero Umiliani) o la Rotary di Amedeo Tommasi.

È in questa complessa costellazione che trova rifugio la triestina Serenella Marega. Diplomatasi in pianoforte e composizione, Marega non era nuova al mondo dell’elettronica: dalla metà degli anni Sessanta aveva preso parte a Nuove Proposte Sonore, l’unità di ricerca padovana capeggiata dal genio di Teresa Rampazzi, collaborando allo studio di alcuni oggetti sonori attraverso l’uso di generatori di basse frequenze, registratori a nastro magnetico, oscillatori e filtri. Al termine della sua avventura con NPS, Marega incontra Antonino Riccardo Luciani – il lettore lo ricorderà per la sua Chanson balladée (1974) impiegata come sigla dell’Almanacco del giorno dopo – che l’aiuterà a pubblicare sette sperimentazioni elettroniche accolte nel lato B dell’Lp Climax (1971) uscito per Iller. Qualche anno dopo, nel 1974, il suo Echi Lunari sarà incluso all’interno della raccolta di Paolo Renosto Supermarket N°3, pubblicata da NationalMusic.

Sorella di Antonino Riccardo Luciani, anche Maria Teresa Luciani è coinvolta nella produzione di library music e predilige come metodo espressivo la manipolazione dei suoni d’ambiente incisi attraverso un registratore Uher. La sua prima collezione di fantasie elettroacustiche è pubblicata nel 1972 per l’etichetta Fama con il titolo Suoni della Città. Nonostante gli incoraggiamenti del fratello, Luciani darà alle stampe due soli album, proseguendo il resto della sua carriera come teorica e pedagoga in campo musicale.

Library music non è solo sinonimo di ricerca elettronica: le sue plurime irradiazioni annoverano il coinvolgimento di un importante numero di compositrici e strumentiste impegnate nella produzione di cinematici brani jazz e progressive; tra le tante protagoniste di questo sottobosco musicale spicca per importanza di ruolo Ivana Mattei che univa la sua attività di manager dell’etichetta Cometa – casa di artisti come Ennio Morricone, Egisto Macchi e Antonino Riccardo Luciani – alla composizione di sezioni ritmiche per numerosi Lp con gli pseudonimi di Teimar e A. Carnil.

La libertà offerta dal lavoro nel mondo della library music si esprimeva anche nell’estensione delle collaborazioni tra artisti provenienti da ambiti musicali diversi: prima di immergersi tra i tasti e i potenziometri di Moog e drum machine, la polistrumentista Miriam Bordoni collaborerà con molti musicisti tra cui Floriana Bozzalla – già autrice con Walter Rizzati di Astrofisica – assieme alla quale inciderà l’album Riflessioni Musicali per 4 strumenti. Uscito per Panda nel 1975, Sad Blues segnerà la consacrazione di Bodoni al regno dell’elettronica: con il nuovo pseudonimo di Binsy, a partire dalla metà degli anni Settanta lavorerà a tracce come Dinamica o Caotico, raccolte in un album che porta il suo nuovo nome e uscito nel 1975 per Phonotype Records. Immersa nella scena musicale romana, Bordoni parteciperà anche alla bizzarra serie Risonanze (1979), evocazioni musicali di ispirazione biblica incise per le Edizioni Paoline che la vedono al fianco di alcuni componenti del Gruppo Nuova Consonanza.

La moltitudine di pseudonimi impiegati dagli autori di library music ostacola non poco la ricostruzione di questo particolare – e densamente abitato – aspetto della produzione musicale italiana. Se alla firma di Bordoni corrispondono anche i nomi di Bormir, Borsoni e Cardius, il nome di Luigia Sordini non dovrà trarre in inganno: cela infatti l’identità di Benito Simoncini, già collaboratore di Daniela Casa e di Vittoria Colonna, con la quale firmerà Impressioni Napoletane. Poco o nulla si sa della vita di Vittoria Colonna, la cui opera s’innesta a chiusura del periodo d’oro della library music italiana. Con l’oscuro nome d’arte di Corviria, Colonna dà vita a due misteriosi album, Psycho Analysis (1979) e Descriptive (1980), creati con l’uso di drum machine, linee vocali sintetiche, Space Echo, tape delay e Roland String-Synth.

La nostra panoramica termina con le esperienze di Kema e Daniela Casa, entrambe accolte in questa rubrica a maggio 2019: Giulia De Mutiis AKA Kema produce otto sperimentazioni etnografiche attraverso l’editing di nastri magnetici (Alle sorgenti della civiltà) proseguendo la sua discografia assieme al marito, Alessandro Alessandroni, in Bassa Marea Pescatori (1973).

Autrice capace di spaziare dalle composizioni elettroniche alla scrittura di brani acid, jazz e funk, Daniela Casa aprirà la sua prolifica carriera nel mondo della library con l’album Lo sport, nel 1971.

img © Eeviac

Organizzatrice di suoni, Johann Merrich si occupa di ricerca e sperimentazione elettronica. I suoi progetti in solo ed ensemble – presentati a Santarcangelo Festival (2018) e alla Biennale D’Arte di Venezia (Padiglione Francia, 2017) – sono stati accolti come opening da artisti quali Zu, Teho Teardo, Mouse on Mars, Roedelius ed Evan Parker. Direttore artistico della netlabel electronicgirls, dal 2018  fa parte assieme a eeviac de L’Impero della Luce, duo dedicato alle sonorità dei campi elettromagnetici. Nel 2019 ha pubblicato per Arcana Edizioni il libro “Breve storia della musica elettronica e delle sue protagoniste”. A partire dal mese di maggio 2019, proporrà per musicaelettronica.it una nuova visione della storia della musica elettronica.

https://soundcloud.com/johann-merrich
http://johannmerrichmusic.wordpress.com/

 

 

 

Brevi storie di musica elettronica #5 | Italia, esterno giorno, panoramica sfuocata: musica per sonorizzazioni ultima modifica: 2019-11-26T09:50:24+00:00 da Luisa Santacesaria

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